La Regione siciliana stanzia 1,4 milioni di Euro per il contrasto alla violenza di genere

Il governo della Regione Siciliana ha deliberato lo stanziamento di 1.400.000 euro destinati a sostenere le donne vittime di violenza e i loro figli. La misura è stata formalizzata attraverso un decreto del Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali.

Il finanziamento è finalizzato a potenziare la rete dei servizi territoriali di accoglienza e supporto. Nel dettaglio, le risorse sono state ripartite per sostenere tre tipologie di strutture fondamentali, destinando 782 mila euro alle case di accoglienza a indirizzo segreto, note come “case rifugio”; 484 mila euro ai centri antiviolenza; e 150 mila euro alle case di accoglienza per la semiautonomia, che supportano le donne nel loro percorso verso l’indipendenza.

L’assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro ha sottolineato come questo stanziamento rappresenti un segno concreto dell’impegno del governo regionale su questa tematica. L’obiettivo è garantire alle donne un percorso sicuro e protetto, fornendo non solo una protezione immediata ma anche un supporto per la costruzione di un nuovo progetto di vita. L’intervento mira a rafforzare la rete di servizi essenziali per l’assistenza e il sostegno alle vittime.

I fondi saranno erogati ai Comuni capofila dei distretti socio-sanitari dell’isola. Questi ultimi avranno il compito di trasferire le somme agli enti, sia pubblici che privati accreditati, che gestiscono direttamente i servizi di assistenza e supporto per le donne vittime di violenza sul territorio di competenza.

Fonte: https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/politiche-sociali-governo-schifani-14-milioni-donne-vittime-violenza

Atti di violenza in un albergo di lusso: a processo un direttore

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla sezione “fasce deboli” della Procura di Napoli, i presunti abusi si sarebbero verificati tra il 2022 e il 2023. L’imputato avrebbe abusato della propria posizione di autorità per porre in essere comportamenti di natura sessuale non consensuali, tra cui toccamenti, baci forzati e proposte esplicite. Le accuse indicano che l’uomo avrebbe agito isolando le vittime con pretesti lavorativi o offrendo loro da bere, commettendo gli atti nel proprio ufficio, in un bar o in ascensore.

L’attività investigativa ha avuto origine dalla denuncia presentata da una delle vittime ai Carabinieri. La sua testimonianza ha incoraggiato altre tre colleghe a farsi avanti e a denunciare episodi analoghi, descrivendo un clima di intimidazione e soggezione psicologica all’interno dell’ambiente di lavoro.

Dalle testimonianze raccolte emerge inoltre che le donne avrebbero inizialmente segnalato gli episodi all’ufficio del personale dell’hotel. Secondo quanto riferito, le loro lamentele sarebbero state inizialmente minimizzate, con risposte che tendevano a derubricare i comportamenti del direttore a semplici scherzi.

Da parte sua, l’imputato avrebbe attribuito le proprie azioni a uno stato di ebbrezza, dichiarando di non ricordare gli episodi contestati e di aver intrapreso un percorso di recupero per problemi di alcolismo. Attualmente non è sottoposto a misure cautelari detentive, ma è destinatario di un provvedimento di divieto di avvicinamento alle persone offese.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/16/abusi-sessuali-hotel-napoli-denunce-notizie/8063291/

Parità di genere negli appalti, la giurisprudenza chiude la porta all’avvalimento: la certificazione non si può “prestare”

La spinta verso una reale parità di genere nel mondo del lavoro, incentivata dal PNRR e recepita nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici, ha introdotto un meccanismo premiale fondamentale negli appalti: l’assegnazione di un punteggio aggiuntivo per le aziende in possesso della certificazione della parità di genere. Questo ha sollevato un quesito giuridico cruciale per gli operatori economici, ovvero se sia possibile, per un’impresa che ne è sprovvista, ricorrere all’istituto dell’avvalimento per ottenere i benefici premiali legati a tale certificazione. La risposta, consolidata da autorevoli prese di posizione, è un netto no. Una delle sentenze più significative in materia, quella del TAR Toscana n. 1026/2023, ha stabilito che la certificazione sulla parità di genere, disciplinata dalla prassi UNI/PdR 125:2022, non è un requisito che può essere “preso in prestito” da un’impresa ausiliaria. La ragione risiede nella natura stessa della certificazione, la quale non attesta il possesso di una risorsa materiale o di una capacità tecnica, bensì riflette l’organizzazione interna, la cultura aziendale e le politiche strutturali di uno specifico operatore economico. Si tratta, quindi, di un elemento soggettivo e intrinseco, strettamente connesso all’identità dell’impresa concorrente e non trasferibile. Questo orientamento è stato poi confermato anche dall’Autorità Nazionale Anticorruzione con la delibera n. 528 del 21 novembre 2023, che ha ribadito come consentire l’avvalimento snaturerebbe la finalità della norma, volta a premiare un cambiamento concreto e non a creare un mercato di “prestito di virtù”. Le stazioni appaltanti, sulla base del Decreto Legislativo 36/2023, sono dunque tenute a considerare la certificazione unicamente se posseduta direttamente dal concorrente, garantendo che l’incentivo produca effetti reali e non diventi una mera formalità burocratica.

Fonte: https://biblus.acca.it/notizie/certificazione-sulla-parita-di-genere-avvalimento-si-o-no/

Violenza Economica: riconoscere l’abuso che la legge punisce

Non lascia lividi, ma ferisce l’anima. Non urla, ma soffoca in un silenzio carico di umiliazione. È la violenza economica, un’arma invisibile che trasforma il denaro da strumento di sostentamento a catena di controllo. Per anni è stata relegata a un “brutto carattere” o a una “gestione familiare conflittuale”, ma oggi la legge parla chiaro, squarciando il velo dell’ipocrisia.

Questa forma di prevaricazione si manifesta in modi striscianti e progressivi. Impedire al partner di lavorare, appropriarsi del suo stipendio, controllare ossessivamente ogni spesa, concedere una “paghetta” umiliante: non sono semplici litigi. Sono atti di dominio. L’aggressore non nega solo il denaro; nega l’autonomia, la dignità e la capacità di autodeterminazione della vittima, costruendo una prigione da cui è quasi impossibile fuggire.

Questi comportamenti non sono moralmente discutibili, sono illegali. Il Codice Penale italiano, all’articolo 572, è inequivocabile nel punire «Chiunque […] maltratta una persona della famiglia o comunque convivente». E il termine “maltratta” non si limita alla violenza fisica. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha da tempo chiarito che la condotta di maltrattamento si realizza attraverso una serie sistematica di atti vessatori che creano un clima di sofferenza e umiliazione. La violenza economica, con la sua capacità di generare uno stato di soggezione psicologica permanente, rientra a pieno titolo in questa definizione.

Questa visione è rafforzata a livello internazionale dalla Convenzione di Istanbul, un trattato fondamentale per la protezione delle donne. Il suo articolo 3 definisce la violenza come un atto che provoca o può provocare «danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica». La parola “economica” è lì, scritta nero su bianco, a sancire che privare una persona della sua indipendenza finanziaria è una violazione dei suoi diritti umani fondamentali.

Il comportamento criminale dell’abusante è la negazione stessa dei principi su cui dovrebbe fondarsi un’unione. Il Codice Civile, all’articolo 143, stabilisce che dal matrimonio deriva un obbligo reciproco di «assistenza morale e materiale» e che entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno secondo le proprie capacità, «a contribuire ai bisogni della famiglia». L’aggressore economico fa l’esatto contrario: non contribuisce, ma sottrae; non assiste, ma opprime, usando le risorse comuni come strumento per annientare l’altro.

Dimostrare questa forma di abuso è una sfida, ma non impossibile. La prova si costruisce pazientemente, come un mosaico, partendo dalle dichiarazioni della persona offesa e dalle testimonianze di chi ha percepito il suo stato di prostrazione. A queste si aggiungono i documenti: estratti conto che mostrano un controllo unilaterale, l’assenza di strumenti di pagamento per la vittima, o l’accensione di debiti a sua insaputa. Ogni elemento aiuta a dipingere quel quadro di oppressione sistematica che la legge punisce.

Rompere il silenzio è il primo, fondamentale passo verso la libertà. Riconoscere che il controllo economico è violenza è un atto di civiltà che restituisce potere a chi ne è stato privato. Perché nessuna relazione può dirsi sana se non è costruita sul rispetto reciproco e sulla libertà, anche e soprattutto quella economica. Una libertà per cui vale la pena lottare, per tornare a essere, finalmente, liberi e libere.

Violenza sessuale: la Cassazione chiarisce la rilevanza del contatto corporeo anche di breve durata

La Corte di Cassazione, terza sezione penale, ha emesso una sentenza che stabilisce importanti principi in merito alla configurabilità del reato di violenza sessuale, anche in presenza di contatti corporei di breve durata o qualora la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore. Secondo la Suprema Corte, risulta “indifferente che il contatto corporeo sia di breve durata” e che “lo sfioramento o il toccamento repentino e insidioso integrano sempre la fattispecie della violenza sessuale”, anche se protrattisi per pochi secondi.

Queste motivazioni sono alla base dell’annullamento della sentenza di assoluzione emessa in grado di appello, confermativa di una precedente decisione di primo grado, nei confronti di Raffaele Meola, ex sindacalista della CISL operante presso l’aeroporto di Malpensa. L’uomo era stato denunciato dalla hostess Barbara D’Astolto, la quale si era rivolta a lui per problematiche relative a presunto mobbing sul luogo di lavoro e che, secondo quanto ricostruito nel corso dei procedimenti giudiziari, avrebbe subito contatti fisici non consensuali.

Le precedenti decisioni assolutorie si fondavano sulla considerazione che, nonostante i “toccamenti repentini”, l’imputato non fosse stato ritenuto colpevole di alcuna forma di violenza tale “da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta”. Era stato evidenziato che l’episodio si era esaurito in un arco temporale compreso tra i 20 e i 30 secondi, una “finestra temporale” che, secondo i giudici di merito, avrebbe consentito alla vittima “anche di potersi dileguare”.

La Corte di Cassazione, nel suo provvedimento di sei pagine, ha censurato tale impostazione. I giudici di legittimità hanno osservato che i giudici d’appello “hanno immaginato che la durata del contatto escludesse l’insidiosità del gesto”, concludendo che tale ragionamento è da considerarsi “fallace”. Con questa decisione, la Cassazione riafferma che la brevità di un contatto fisico non consensuale non ne esclude automaticamente la natura sessualmente violenta né la sua insidiosità.

Fonte: https://tg24.sky.it/cronaca/2025/06/17/violenza-sessuale-sentenza-30-secondi-cassazione

Global Gender Gap Report 2025: prospettati 123 anni per il raggiungimento della parità di genere globale

Il World Economic Forum, attraverso il suo Global Gender Gap Report 2025, giunto alla diciannovesima edizione, stima che saranno necessari ancora 123 anni per colmare il divario di genere a livello mondiale. Nonostante questa lunga prospettiva temporale, il rapporto evidenzia che il divario globale si è attualmente chiuso al 68,8%, segnando il progresso annuo più significativo registrato dall’inizio della pandemia. L’Islanda si conferma al primo posto nella classifica mondiale per il sedicesimo anno consecutivo, seguita da Finlandia, Norvegia, Regno Unito e Nuova Zelanda.

L’analisi, basata su dati provenienti da 148 economie, rivela segnali incoraggianti ma sottolinea anche la persistenza di ostacoli strutturali che continuano a frenare l’avanzamento delle donne a livello globale. I maggiori progressi si osservano nell’ambito dell’empowerment politico e della partecipazione economica. I settori dell’istruzione e della salute mantengono invece livelli prossimi alla parità, con un indice di chiusura del divario superiore al 95%. Tuttavia, la situazione si presenta meno equilibrata sul fronte dell’occupazione: sebbene le donne costituiscano il 41,2% della forza lavoro globale, il divario nelle posizioni di leadership rimane marcato, con solo il 28,8% dei ruoli apicali occupato da figure femminili.

Saadia Zahidi, Managing Director del World Economic Forum, ha commentato che, in un contesto caratterizzato da forte incertezza economica, bassa crescita e profondi cambiamenti tecnologici e demografici, la promozione della parità di genere rappresenta una leva strategica per il rilancio economico. Zahidi ha aggiunto che i dati dimostrano come le economie che hanno compiuto passi decisivi verso la parità si stiano posizionando per una crescita più forte, innovativa e resiliente.

Il rapporto del World Economic Forum rileva una correlazione modesta tra il livello di reddito di un Paese e il suo grado di parità di genere. Le economie ad alto reddito hanno chiuso in media il 74,3% del divario, a fronte del 69,6% delle economie a reddito medio-alto, del 66,0% di quelle a reddito medio-basso e del 66,4% di quelle a basso reddito. Si osserva, tuttavia, che alcuni dei risultati migliori provengono da Paesi non economicamente ricchi, i quali hanno colmato una quota maggiore del divario rispetto a molte economie ad alto reddito.

Analizzando le performance regionali, il Nord America si posiziona al primo posto con un punteggio di parità del 75,8%, trainato da significativi risultati nella partecipazione economica (76,1%) e da notevoli progressi nella rappresentanza politica, con una riduzione del divario di 19,3 punti percentuali dal 2006. Segue l’Europa, con un punteggio del 75,1% e una performance particolarmente elevata nella sfera politica (35,4%), ambito in cui guida a livello globale; otto dei dieci Paesi in cima alla classifica mondiale appartengono a questa regione.

L’America Latina e i Caraibi si collocano al terzo posto con un punteggio del 74,5% e un progresso record di 8,6 punti percentuali dal 2006, configurandosi come la regione che ha migliorato più rapidamente la parità di genere. Al quarto posto si trova l’Asia centrale (69,8%), con Armenia (73,1%) e Georgia (72,9%) che emergono come i migliori performer. Segue il blocco dell’Asia orientale e Pacifico (69,4%), dove si distinguono Nuova Zelanda (82,7%), Australia (79,2%) e Filippine (78,1%).

L’Africa subsahariana, sesta con un punteggio del 68%, presenta un panorama eterogeneo ma include anche casi virtuosi, con una partecipazione politica femminile in forte crescita: le donne occupano il 40,2% dei ruoli ministeriali e il 37,7% dei seggi parlamentari. In fondo alla classifica si trovano l’Asia meridionale (64,6%), dove solo il Bangladesh (77,5%) figura tra i primi 50 Paesi a livello globale, e la regione del Medio Oriente e Nord Africa (61,7%), la quale ha comunque triplicato la partecipazione politica femminile rispetto al 2006.

Per quanto concerne l’Italia, si registra un leggero miglioramento nella classifica generale, passando dall’87esimo posto del 2024 all’85esimo del 2025 su 148 Paesi. Il posizionamento italiano è sostenuto principalmente dal comparto dell’istruzione, dove il Paese si colloca al 51esimo posto con un punteggio di 0,998. Anche per quanto riguarda salute e aspettative di vita, il punteggio è positivo (0,966), sebbene la posizione in classifica sia l’89esima. Nel campo della partecipazione politica, il punteggio dell’Italia è di 0,255, che la colloca al 65esimo posto. L’area critica rimane la partecipazione al mondo del lavoro, dove un punteggio di 0,599 relega l’Italia al 117esimo posto.

Fonte: https://alleyoop.ilsole24ore.com/2025/06/12/global-gender-gap-2025/?refresh_ce=1

SAFE, il progetto di 6libera con ActionAid: al via una rete nazionale contro la violenza nei luoghi di lavoro

PMI italiane diventano laboratori di buone pratiche per sperimentare un modello condiviso di prevenzione delle molestie digitali e della violenza economica

Il progetto SAFE – Sensibilizzazione, Assistenza, Formazione, Empowerment per un lavoro senza violenza, promosso dall’associazione 6libera.6come6 APS-ETS, è stato selezionato tra le proposte approvate nell’ambito del Bando 2 del progetto NORA Against GBV, promosso da Fondazione Realizza il Cambiamento e ActionAid International Italia ETS, cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma CERV – DAPHNE.

SAFE nasce dalla consapevolezza che la violenza di genere nei luoghi di lavoro si manifesta anche in forme meno visibili ma altrettanto gravi: molestie digitali e violenza economica. Fenomeni che toccano in modo particolare le piccole e medie imprese, spesso prive di strumenti strutturati per affrontarli.

Una sperimentazione nazionale dal basso

Il progetto avrà una durata di 12 mesi e coinvolgerà cinque PMI italiane, selezionate come realtà pilota, distribuite su diversi territori nazionali. Ogni azienda ha aderito a titolo pro bono, dimostrando sensibilità e responsabilità sociale. Ecco i nomi:

  • Damiano Organic Società Benefit – Messina
  • Sargomma Società Benefit – Torino
  • Vivai Mirabelli sas – Cosenza
  • Omal Società Benefit – Brescia
  • Co.Ra. S.r.l. – Catania

Queste imprese parteciperanno attivamente alla sperimentazione di sistemi anonimi di segnalazione (whistleblowing), questionari riservati a lavoratrici e lavoratori, percorsi di formazione interattiva con strumenti digitali, e alla definizione condivisa di piani aziendali per la prevenzione e gestione delle molestie e delle violenze.

Una rete di partner per un cambiamento sistemico

A rafforzare il progetto contribuiscono diversi partner istituzionali nazionali, che svolgeranno un ruolo fondamentale nella diffusione dei risultati e nell’organizzazione di eventi di sensibilizzazione su scala locale e nazionale. Tra questi:

  • Fondazione CENSIS – Centro Studi Investimenti Sociali
  • ASSOSOMM – Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro
  • CONFAPID – Coordinamento Nazionale Donne Imprenditrici Della Confederazione delle Piccole e Medie Industrie Italiane (CONFAPI)
  • CONFAPI Salute, Sanità, Università e Ricerca, filiera nazionale della confederazione delle PMI
  • Comitati per l’Imprenditoria Femminile della Camere di Commercio di Torino
  • Confederazioni Datoriali delle PMI attive nei territori coinvolti (CONFAPI CUNEO, CONFAPI TOSCANA, CONFAPI CALABRIA, CONFAPI SICILIA)

Un modello per le PMI italiane

Al termine delle attività, SAFE punterà a elaborare un modello replicabile per la prevenzione e la gestione della violenza nei luoghi di lavoro nelle PMI italiane. Il modello sarà reso disponibile gratuitamente attraverso l’Osservatorio nazionale 6libera.org, offrendo strumenti concreti e buone pratiche a tutte le realtà produttive interessate.

“SAFE non è solo un progetto: è l’inizio di un percorso condiviso, in cui ogni impresa, ogni lavoratrice e ogni lavoratore potranno contribuire a scrivere un futuro più giusto e sicuro nel mondo del lavoro.” Dichiara la Responsabile di progetto Dhebora Mirabelli ideatrice e fondatrice dell’Osservatorio contro le molestie e violenze sul lavoro 6libera.org

Sciopero presso Max Mara: protesta delle lavoratrici per dignità e rispetto dei diritti

Le lavoratrici dello stabilimento Manifattura San Maurizio, parte del gruppo Max Mara con sede a Reggio Emilia, hanno attuato uno sciopero il 21 maggio scorso, rivendicando dignità, rispetto e il pieno riconoscimento dei propri diritti. La vicenda ha acquisito risonanza mediatica nei giorni successivi, a seguito di testimonianze di alcune operaie raccolte e pubblicate dal Fatto Quotidiano.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, le lavoratrici avrebbero riferito di sentirsi trattate “come mucche da mungere”, di aver ricevuto commenti denigratori sul proprio aspetto fisico, quali definizioni di “grasse” o “obese”, accompagnati da suggerimenti su esercizi ginnici da svolgere a domicilio per perdere peso. Sarebbero state inoltre denunciate condizioni di lavoro assimilabili al cottimo e un presunto controllo sui tempi di utilizzo dei servizi igienici.

Le organizzazioni sindacali Filctem CGIL, promotrici dello sciopero, hanno affermato, attraverso una nota, che le lavoratrici stanno chiedendo “dignità, rispetto e la garanzia di diritti basilari” che, nell’anno 2025, non dovrebbero costituire oggetto di trattativa. Hanno sottolineato come l’esasperazione delle dipendenti necessiti di essere ascoltata dalla direzione aziendale, dalle istituzioni e dalla comunità reggiana, alla quale è stata rivolta una richiesta di piena solidarietà.

I sindacati hanno inoltre precisato che alla base della protesta vi sarebbero permessi negati, imposizione di periodi feriali, ritmi di lavoro giudicati insostenibili e potenzialmente causa di danni fisici e malattie professionali, unitamente a una mancanza di riconoscimenti salariali. Hanno altresì auspicato che il Comune di Reggio Emilia, coinvolto con Max Mara nella riqualificazione dell’area ex-Fiere, consideri il rispetto dei contratti e delle relazioni sindacali un elemento imprescindibile in tutte le future discussioni.

Le rappresentanze sindacali hanno criticato il contrasto tra gli investimenti del gruppo nel nuovo “Polo della moda” e le persistenti condizioni lavorative denunciate, inclusa la presunta mancata applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento. Sonia Tosoni, segretaria nazionale della Filctem Cgil, e Simone Cavalieri, segretario generale della Filctem Emilia Romagna, hanno infine ribadito l’inaccettabilità che un brand di fama internazionale, che promuove il “Made in Italy”, possa, a loro dire, privare dei diritti i lavoratori che realizzano tali eccellenze.

Fonte: https://fashionunited.it/news/moda/le-lavoratrici-di-max-mara-scioperano-per-chiedere-dignita-rispetto-e-diritti/2025060927242

Fondazione TIM presenta il bando inclusione 2025 a sostegno delle donne vittime di violenza

La Fondazione TIM ha annunciato il lancio del Bando Inclusione 2025, una nuova iniziativa inserita nell’ambito della sua area di intervento dedicata all’Inclusione Sociale. L’obiettivo primario del bando è quello di rafforzare concretamente i percorsi di uscita dalla violenza per le donne che hanno subito abusi. In particolare, il bando intende fornire un sostegno mirato alla rete delle “case di seconda accoglienza”, strutture ritenute fondamentali per accompagnare le donne, ed eventualmente i loro figli, verso una nuova fase di vita caratterizzata da autonomia abitativa, lavorativa, psicologica e genitoriale.

Gli obiettivi specifici del Bando INCLUSIONE 2025 si concentrano sul potenziamento della suddetta rete di “case di seconda accoglienza” e delle attività da esse erogate. Il contributo messo a disposizione dalla Fondazione sarà finalizzato a migliorare i servizi offerti da queste realtà, intervenendo sulla qualità dell’accoglienza e delle strutture abitative, sull’assistenza psicologica e legale, e sostenendo azioni concrete per il reinserimento socio-lavorativo delle beneficiarie. I piani di intervento potranno, a titolo esemplificativo, includere soluzioni volte a supportare l’ampliamento e il miglioramento delle strutture residenziali; a favorire l’autonomia delle donne vittime di violenza attraverso il graduale consolidamento della loro posizione lavorativa e il rafforzamento delle competenze genitoriali; oppure a garantire servizi qualificati di ascolto, accoglienza, assistenza psicologica e legale.

Il Bando INCLUSIONE 2025 si rivolge a un’ampia platea di soggetti: enti del Terzo Settore, organizzazioni No Profit, ONLUS iscritte all’anagrafe unica di cui al D.Lgs. 460/97, organizzazioni di volontariato iscritte ai registri ai sensi della Legge 266/91, e associazioni di promozione sociale iscritte ai registri conformemente alla Legge 383/2000. Sono inoltre ammessi a partecipare associazioni riconosciute, Enti del Terzo Settore (ETS), cooperative e imprese sociali senza scopo di lucro, enti religiosi e fondazioni che gestiscono “case di seconda accoglienza” per donne vittime di violenza. Costituisce requisito indispensabile per i soggetti proponenti la dimostrazione di una comprovata esperienza nella gestione di servizi dedicati alla protezione, al supporto e al recupero dell’autonomia delle donne in uscita da situazioni di violenza.

Per partecipare al Bando INCLUSIONE 2025, la Fondazione TIM invita gli enti interessati a presentare proposte progettuali dettagliate. Tali proposte dovranno evidenziare la loro idoneità a realizzare interventi in linea con gli obiettivi sopra indicati, seguendo le modalità specificate nel testo integrale del bando, consultabile nella sezione “Materiali utili” del sito istituzionale della Fondazione.

Le proposte di progetto, corredate di tutta la documentazione richiesta, devono essere compilate e trasmesse esclusivamente tramite procedura online. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è fissato per le ore 12:00 del 10 luglio 2025, attraverso il portale web della Fondazione TIM.

Fonte: https://www.fondazionetim.it/bandi/bando-inclusione

Sottoscritto il protocollo d’intesa 2025 tra ispettorato nazionale del lavoro e consigliera nazionale di parità per il contrasto alle discriminazioni di genere

È stato firmato il nuovo protocollo d’intesa per l’anno 2025 tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e la Consigliera Nazionale di Parità. L’accordo, siglato dal Direttore generale dell’INL, Dott. Danilo Papa, e dalla Consigliera Nazionale di Parità, Dott.ssa Filomena D’Antini, consolida e potenzia la collaborazione istituzionale preesistente, finalizzata alla promozione della parità di genere e alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni sui luoghi di lavoro.

Il rinnovato Protocollo introduce modalità operative mirate a una maggiore efficacia nell’individuazione e nella sanzione delle violazioni della normativa vigente in materia di parità e pari opportunità. Tali modalità includono sistemi di segnalazione tempestiva di azioni discriminatorie, una condivisione strutturata dei dati statistici e delle risultanze derivanti dalle attività ispettive, nonché l’avvio di iniziative formative e informative congiunte, destinate sia al personale ispettivo sia alle Consigliere di Parità, a livello nazionale e territoriale.

Fonte: https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/inl-e-consigliera-nazionale-parita-firmato-protocollo-intesa-2025-contrasto-discriminazioni-di-genere