L’indipendenza economica come pilastro della libertà femminile: tra consapevolezza e superamento delle barriere

L’indipendenza economica rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per garantire alle donne una reale libertà di scelta e di autodeterminazione. Non si tratta solo di una questione puramente finanziaria, ma di un elemento che incide profondamente sulla capacità di gestire la propria vita, i propri desideri e le proprie relazioni. I dati recentemente emersi dal rapporto realizzato dall’istituto Piepoli per Directa confermano quanto la strada verso l’autonomia sia ancora caratterizzata da ostacoli significativi: quasi una donna su due ha infatti dichiarato di aver rinunciato almeno una volta a scelte economiche a causa di pressioni o aspettative della famiglia e del partner. Ancora più allarmante è il fatto che una donna su quattro non si sentirebbe libera di interrompere una relazione proprio a causa di ragioni economiche, confermando come la dipendenza finanziaria possa trasformarsi in una forma di costrizione che impedisce di uscire da rapporti insoddisfacenti.

Sebbene la quasi totalità delle donne intervistate consideri l’indipendenza economica un valore fondamentale, la realtà dei fatti mostra un divario preoccupante tra aspirazione e realtà. Sei donne su dieci non si sentono oggi autonome quanto vorrebbero e la grande maggioranza esprime il desiderio di aumentare la propria indipendenza finanziaria. Il tema degli investimenti rimane un ambito in cui la partecipazione femminile è ancora limitata, con oltre il sessanta per cento delle donne che non ha mai investito i propri risparmi. Tuttavia, emerge con chiarezza che questa distanza dal mondo della finanza non deriva da una mancanza di competenze tecniche, quanto piuttosto dalla disponibilità limitata di risorse e dalla difficoltà di prendere decisioni economiche in totale autonomia. L’investimento, come suggerito dagli esperti, deve quindi essere inteso non solo come scelta finanziaria, ma come uno strumento concreto per rafforzare la propria autonomia personale.

L’autonomia finanziaria significa innanzitutto avere il potere di decidere e, soprattutto, la possibilità di possedere un piano alternativo. Avere risorse proprie permette di allontanarsi da contesti lavorativi o personali degradanti, garantendo quella libertà di movimento che spesso viene negata proprio dall’assenza di mezzi economici. Come sottolineato dall’economista Azzurra Rinaldi, il sistema economico attuale è stato storicamente costruito per escludere le donne, spesso etichettate come troppo emotive per gestire il denaro. La sfida per il futuro non è quindi quella di adattarsi forzatamente a un modello preesistente e maschile, ma di trovare una chiave di gestione femminile che valorizzi la diversa attitudine delle donne verso l’impresa e il risparmio.

Per scardinare queste barriere, è necessario un profondo cambiamento culturale che passi attraverso l’educazione finanziaria e il superamento di vecchie convenzioni mentali. È fondamentale dare voce a chi è stata a lungo limitata da pregiudizi che vorrebbero la donna disinteressata alla finanza, promuovendo invece una consapevolezza che porti a un reale empowerment. In questo percorso, oltre agli ostacoli esterni, giocano un ruolo cruciale anche le barriere interne, come i bias cognitivi e il complesso rapporto con il potere e il rischio. Solo attraverso un atto di consapevolezza delle proprie capacità professionali e finanziarie, unito a un dialogo costante tra società civile e industria, sarà possibile costruire una società più equa dove ogni donna possa accedere con fiducia ai ruoli decisionali e alla piena libertà di scelta.

Fonte: https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2026/03/12/indipendenza-economica-la-chiave-fondamentale-per-la-liberta-delle-donne_b99f6783-a065-4ed0-a8f6-79f30f1065dc.html

“Aziende oltre la compliance”: Fortune Italia riconosce l’impatto del Progetto Safe sulla cultura d’impresa italiana

Prevenire le molestie e la violenza sul lavoro non è solo un obbligo normativo, ma un vero e proprio vantaggio competitivo. È questo il cuore dell’approfondimento a firma di Francesca Benincasa dedicato al Progetto Safe – Per un lavoro senza violenza, promosso dalla nostra Associazione 6libera.6come6 con il supporto di ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento.

L’articolo evidenzia una realtà allarmante: secondo l’Istat, oltre 2,3 milioni di persone in Italia (l’81,6% donne) hanno subito molestie sul lavoro. Il dato che colpisce di più le imprese è la mancanza di denunce, che genera sfiducia, impatta su turnover e produttività e ostacola l’attrazione di nuovi talenti. Come confermano gli studi OCSE e ILO, gli ambienti di lavoro ostili possono costare tra l’1% e il 3% del fatturato.

In questo contesto, in anticipo rispetto al Decreto Sicurezza 2025, un gruppo di otto aziende ha deciso di mettersi in gioco sperimentando il modello Safe. Si tratta di: Argotec Srl, Caffè Moak SpA, Damiano Organic SpA, Vivai Mirabelli Snc, Sargomma Srl, Gruppo Irritec SpA, Itinera Srl e Sosvi – Impresa sociale solidarietà e sviluppo. Queste realtà stanno integrando formazione continua, strumenti organizzativi verificabili, canali di segnalazione anonimi ed esterni, supporto legale e sindacale e monitoraggio del clima interno. L’obiettivo è affrontare anche le forme di violenza più sottili: da quella economica alle molestie digitali, fino all’esclusione dai processi decisionali.

I primi risultati dimostrano chiaramente che la sicurezza psicologica è il nuovo standard competitivo: aumenta la fiducia, riduce i conflitti e migliora la retention. Come sottolinea Dhebora Mirabelli, responsabile del progetto Safe: “Anticipare la legge significa proteggere le persone prima di ogni obbligo, trasformando la prevenzione in cultura d’impresa”.

Intorno all’iniziativa si è consolidata una forte rete di partner, tra cui diverse sezioni territoriali di Confapi (Sicilia, Calabria, Cuneo, Toscana), Confapi Donne, Confapi Sanità, Fondazione Censis, Assosomm e il Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Torino. Il traguardo finale del Progetto Safe è ambizioso: creare la prima rete nazionale di PMI contro le molestie sul lavoro, affiancata da un percorso di certificazione dedicato (Women’s Safe – Respect Certified). I risultati di questa sperimentazione confluiranno presto in un White Paper per i decisori pubblici e in un Vademecum operativo, affinché queste best practice possano essere replicate da tante altre realtà del tessuto produttivo italiano.

Giustizia contro il sessismo sul lavoro: reintegrata e risarcita la dirigente licenziata in gravidanza

Un’importante sentenza emessa dal tribunale del lavoro di Treviso segna un fondamentale passo avanti nella lotta contro le discriminazioni di genere e a tutela della maternità nel contesto lavorativo. Una dirigente è stata infatti reintegrata e ha ottenuto un risarcimento significativo dopo essere stata vittima di gravi comportamenti sessisti e di un licenziamento illegittimo.

La vicenda fa emergere dinamiche inaccettabili, purtroppo ancora radicate in alcune realtà professionali. La lavoratrice, sebbene appartenente alla famiglia proprietaria dell’azienda, subiva regolarmente un vero e proprio demansionamento, venendo costretta a servire il caffè durante le riunioni aziendali con l’unica e inaccettabile giustificazione di essere donna. L’apice di questa discriminazione si è raggiunto con il suo licenziamento, avvenuto proprio mentre si trovava in stato di gravidanza.

Il pretesto formale utilizzato dall’azienda per allontanarla, legato a un presunto uso di risorse aziendali per spese personali, è stato smontato in sede legale. Il giudice ha infatti stabilito che tale comportamento era di gravità lieve e rientrava in una prassi comune all’interno della società.

È stata riconosciuta la palese violazione dell’articolo 54 del decreto legislativo 151 del 2001. Questa norma fondamentale garantisce la protezione assoluta della lavoratrice da iniziative di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino.

Oltre a disporre l’immediato reintegro della dirigente nel suo posto di lavoro, il tribunale ha compiuto un passo ulteriore e altrettanto importante, condannando l’azienda a risarcire la donna con ben 50.000 euro per danno da discriminazione.

Questa decisione rappresenta un monito fortissimo per tutte le aziende e una grande vittoria per i diritti delle lavoratrici. Conferma ancora una volta che la genitorialità è un diritto intoccabile tutelato dalla legge e che i pregiudizi e gli stereotipi degradanti non possono in alcun modo trovare spazio o giustificazione nel mondo del lavoro.

Fonte: https://www.ansa.it/veneto/notizie/2026/03/11/costretta-a-servire-caffe-e-licenziata-in-maternita-giudice-la-reintegra

Lotta al caporalato: in Sicilia arrivano i “Budget di Integrazione” per l’autonomia dei lavoratori

La lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in Sicilia si arricchisce di uno strumento fondamentale per la tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori provenienti da Paesi terzi: i Budget di Integrazione. Questa iniziativa, che si sviluppa all’interno del progetto Su.Pr.Eme. 2, nasce con l’obiettivo di offrire percorsi concreti di emancipazione a chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità o di abuso occupazionale. I Budget di Integrazione non devono essere intesi come semplici sussidi economici, ma come il motore di progetti individuali personalizzati, pensati per accompagnare la persona verso una reale autonomia attraverso il sostegno abitativo, la formazione professionale e l’inserimento in circuiti lavorativi regolari e sicuri.

La Regione Siciliana ha recentemente provveduto ad aggiornare la modulistica ufficiale necessaria per la presentazione delle domande. I nuovi documenti sono già disponibili sul portale istituzionale dell’ente, nella sezione dedicata alle comunicazioni regionali, e restano il punto di riferimento per tutte le realtà del territorio impegnate nel supporto ai lavoratori.

Per 6Libera, la promozione di strumenti come il Budget di Integrazione è essenziale per costruire un mercato del lavoro etico e trasparente. Sostenere l’emancipazione lavorativa significa infatti restituire libertà di scelta e protezione a chi è stato privato dei propri diritti, garantendo che il lavoro torni a essere un luogo di dignità e non di sopraffazione. Invitiamo tutti gli operatori e i soggetti interessati a consultare la documentazione aggiornata per garantire la massima efficacia a questi interventi di inclusione e legalità.

Fonte: https://www.regione.sicilia.it/istituzioni/servizi-informativi/decreti-e-direttive/avviso-pubblico-procedura-sportello-finanziamento-n-22-budget-integrazione-finalizzati-promuovere-sostenere-percorsi-individuali-emancipazione

NEWS – AGGIORNAMENTO BANCA DATI PROGETTO “LA SICILIA CHE PIACE 2026”

Si comunica che, in riferimento al progetto “La Sicilia che Piace 2026”, si procederà all’utilizzo e aggiornamento della Short List dei professionisti dell’Associazione ai fini delle attività di selezione e gestione dei profili professionali coinvolti nel progetto.

Per iscriversi ed essere inseriti nella short list, inviare il proprio CV a info@6libera.org oppure presentarsi presso Via Roma 471, Palermo.

L’iniziativa rientra nelle azioni organizzative connesse all’attuazione delle attività previste.

Palermo, 16 febbraio 2026

Grande partecipazione al tavolo di confronto su “Molestie e violenze nei luoghi di lavoro”

Grandissima partecipazione al tavolo di confronto: “Molestie e violenze nei luoghi di lavoro: buone pratiche, sfide e proposte operative per il cambiamento”.

Non bastano le parole: per combattere la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro servono proposte operative, formazione e un confronto costante tra professionisti e istituzioni.

Abbiamo discusso di buone pratiche e delle sfide che ancora ci attendono. Vedere così tante persone connesse e impegnate ci dà la forza per continuare questo percorso di sensibilizzazione e assistenza.

Il cambiamento nasce dalla consapevolezza. Grazie a tutti i partner e ai partecipanti per aver reso questo dialogo così costruttivo.

All’incontro hanno partecipato stakeholder qualificati appartenenti al mondo del giornalismo, medico, associazioni datoriali, sindacati e assessori. Di seguito la lista completa.

 NomeRuolo
1Rosanna La PlacaEx segretaria REGIONALE Cisl e consulente sulla bilatera Cisl – socia fondatrice dell’associazione 6libera.6come6 collaboratrice nell’ideazione dell’osservatorio 6 libera.org
2Giulia MarcheseImprenditrice – Data scientist e software developer
3Mimma CalabròAssessore delle politiche sociali del Comune di Palermo
4Caterina DamianoKey Account e Sustainability Manager
5Nadia La MalfaGiornalista
6Ines SuteraPresidente ALGEA Sicilia – presidente associazione fibromialgia
7Salvatore CorraoDirettore UOC medicina interna IGR direttore medicina Clinica Arnas Civico Palermo
8Giuseppe CataniaSindaco di Mussomeli
9Jessica Valenzaassessore Mussomeli
10Chiara TrentaImprenditrice
11Daniela BasEx alto dirigente ONU
12Gilda SciortinoGiornalista
13Francesca CostaPresidente Confesercenti Nazionale
14Giulia GiuffrèImprenditrice
15Patrizia RussoImprenditrice
16Domenica CalabròAssessore Comune di Palermo
17Laura AmodeoDirigente Comune di Palermo – Assistente sociale
18Mariella CrisafulliConsigliera di Parità della Città metropolitana di Messina e Consulente di fiducia dell’università di Messina 
19Elisa ToscanoPortavoce del rettore dell’Università degli studi di Catania e docente universitaria e delegata FERPI Sicilia
20Angela LombardoProbivira, gruppo direttivo regionale UILCOM
21Giovanni AsaroDirettore Inail
22Breschi ChiaraDirigente INAIL
23Olga Spampinato 
24Giordana FiorentinoClinical Mindfulness Advisor

Molestie sul lavoro: confermato il principio di tutela della dignità

Mille messaggi in una notte ad una collaboratrice hanno portato al licenziamento di un dirigente. La vittima di fronte all’abnorme mole di messaggi si era rivolta al direttore delle risorse umane della società che ha avviato l’indagine interna, poi sfociata con il licenziamento.

Una recente decisione del Tribunale di Treviso ha ribadito un principio chiaro nei luoghi di lavoro: i comportamenti indesiderati a sfondo sessuale ledono la dignità personale e professionale e possono giustificare provvedimenti disciplinari gravi, fino al licenziamento.

La tutela contro le molestie sul lavoro si fonda sul contenuto della condotta e sulla percezione di chi la subisce, indipendentemente dalle intenzioni di chi la compie.
Il rispetto delle persone e la tutela della dignità rappresentano valori essenziali per garantire ambienti di lavoro sicuri e responsabili.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/22/mille-messaggi-in-una-notte-alla-collaboratrice-dirigente-licenziato_af7507d5-8ecd-41ef-a1e5-9ac142875d08.html

“Questo non è calcio, è violenza”: insulti sessisti alle ragazze del Napoli Women

Non è stata una domenica di sport quella vissuta dalle ragazze dell’Under 17 del Napoli Women. Durante un match contro una compagine maschile Under 14, il campo di gioco si è trasformato in un teatro di molestie e discriminazione, scatenando la ferma denuncia della società femminile attraverso una lettera aperta che sta scuotendo il mondo del calcio giovanile.

Quello che doveva essere un momento di confronto sportivo è degenerato in un episodio gravissimo. Le giovani atlete – minorenni – sono state oggetto di insulti sessisti, omofobi e allusioni esplicite.

La violenza non si è fermata al triplice fischio. Come riportato nella denuncia del Napoli Women, l’aggressione è proseguita online: alcuni giocatori avversari hanno pubblicato sui social foto e video della gara accompagnati da slogan degradanti, arrivando persino a contattare privatamente le atlete per reiterare le molestie.

“Una ferita che colpisce un gruppo di ragazze che si allenano ogni giorno” si legge nella nota del club, “e che provano a costruirsi un futuro in un mondo dove ancora devono lottare per essere accettate”.

Di fronte a tanta inciviltà, la reazione del Napoli Women è stata esemplare e spiazzante. Invece di limitarsi a chiedere sanzioni disciplinari, la società ha lanciato una sfida educativa agli avversari, ai loro tecnici e alle famiglie.

L’invito è ufficiale: trascorrere una giornata insieme presso un centro antiviolenza e antidiscriminazione.

“Non per punire, non per umiliare, ma per offrire un’occasione vera di consapevolezza”, scrive la società. L’obiettivo è trasformare un episodio vergognoso in un punto di svolta, un momento formativo per far comprendere ai ragazzi il peso delle parole che feriscono e l’importanza della parità di genere.

La lettera si chiude con un messaggio potente rivolto alle proprie atlete e a tutte le ragazze che praticano sport: “Non siete sole”.
L’episodio denunciato dal Napoli Women evidenzia quanto sia ancora lungo il percorso per estirpare la cultura patriarcale e la violenza verbale dai luoghi di aggregazione giovanile. La proposta di portare la “squadra avversaria” in un centro antiviolenza rappresenta un modello di intervento concreto: perché se i ragazzi di oggi parlano così, significa che il mondo adulto non sta facendo abbastanza.

6Libera rilancia e sostiene il messaggio del Napoli Women: lo sport deve essere un luogo sicuro, dove il talento viene rispettato e la dignità protetta.

Fonte: https://www.instagram.com/p/DSFUZR5ioba/

Violenza in un Supermercato a Firenze: aggredita dipendente

Una grave aggressione a sfondo sessuale si è verificata ai danni di una dipendente di un supermercato. Secondo quanto denunciato dalla Filcams Cgil, l’episodio è avvenuto nel pomeriggio di sabato 29 novembre, poco prima dell’orario di chiusura del punto vendita.

La lavoratrice, che appartiene alle categorie protette, sarebbe stata molestata all’interno di uno dei bagni destinati alla clientela. Un uomo l’avrebbe bloccata e aggredita, tentando anche di impedirle di urlare. Le grida della donna hanno tuttavia attirato l’attenzione di alcuni clienti, il cui intervento ha messo in fuga l’aggressore, che è riuscito a dileguarsi prima che potesse essere dato l’allarme. La dipendente è stata successivamente trasportata in ospedale per accertamenti.

Sono state avviate le indagini dei Carabinieri, che si concentreranno sull’analisi delle immagini di videosorveglianza del supermercato e delle aree circostanti per identificare il responsabile. In segno di protesta e solidarietà, la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) ha proclamato per la giornata odierna uno sciopero che interesserà l’intero turno di lavoro.

Fonte: https://corrierefiorentino.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_02/firenze-aggressione-sessuale-nei-bagni-all-esselunga-cassiera-sotto-choc-9218867d-e19d-4135-8c9c-ac7fe8663xlk.shtml

“Dal silenzio alla tutela”: a Villa Rendano l’evento nazionale del progetto Safe per un lavoro senza violenza

Si è tenuto ieri a Villa Rendano l’importante evento “Dal silenzio alla tutela: donne lavoratrici vittime di violenza sul lavoro” dedicato alla sicurezza e alla tutela delle donne nel mondo professionale, nell’ambito del progetto Safe. L’iniziativa, promossa dall’Associazione 6Libera e finanziata da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento, ha riunito allo stesso tavolo avvocati, procuratori, forze dell’ordine e rappresentanti delle associazioni datoriali delle PMI.

L’obiettivo dell’incontro è stato accendere i riflettori su un tema quanto mai attuale: la necessità di un ambiente di lavoro libero da violenza, molestie e discriminazioni di genere.

All’apertura dei lavori Giovanni Carbone, Presidente dell’Osservatorio digitale contro le molestie e le violenze sul lavoro, ha dato il via a una serie di interventi tecnici e istituzionali di alto profilo.

Il cuore del dibattito si è focalizzato sulla presentazione del progetto SAFE, illustrato dalla Fondatrice dell’Associazione 6Libera, Dhebora Mirabelli: si tratta della prima rete nazionale pilota che unisce PMI e Associazioni di categoria in un fronte comune contro gli abusi lavorativi. A supportare la visione del ruolo cruciale delle imprese è intervenuto Francesco Napoli, Vicepresidente di Confapi Nazionale, che ha sottolineato l’impegno delle Associazioni datoriali nel contrasto attivo alla violenza di genere.

Di grande rilievo il panel dedicato alla legalità e alla giustizia. Il Sostituto Procuratore generale di Catanzaro, Marisa Manzini, ha offerto una potente riflessione sul binomio “legalità e coraggio”, ribadendo come la giustizia sia schierata saldamente al fianco delle vittime. Sul fronte delle responsabilità datoriali, l’avvocato Vittorio Gallucci (già Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza) ha chiarito i profili di responsabilità civile e penale in capo agli imprenditori in caso di molestie nei luoghi di lavoro.

Gli interventi tecnici hanno poi approfondito gli strumenti concreti di difesa: l’avvocato civilista Rosa Libera Pellicori ha illustrato le tutele legali vigenti, mentre il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cosenza, Andrea Mommo, ha affrontato le nuove frontiere del pericolo, concentrandosi sulla violenza economica e sulle insidie delle molestie digitali.

Ad arricchire il dibattito sono intervenute anche Susanna Quattrone (Presidente Gruppo Donne Calabria) e Tiziana Serretta (Delegata nazionale alla cultura e Presidente Gruppo Donne ConfapiD Sicilia), portando esperienze e prospettive fondamentali per la discussione.

A moderare i lavori Francesca Benincasa, referente e organizzatrice dell’evento, che ha guidato una giornata densa di contenuti e fondamentale per la costruzione di una nuova cultura della sicurezza lavorativa.