Condannato attore accusato di stupro durante il set di una nota serie tv

Condannato l’attore argentino Juan Darthés a 6 anni per lo stupro dell’attrice Thelma Fardin. I fatti risalgono al 2009, quando i due erano impegnati sul set della nota serie tv per ragazzi «Il mondo di Patty», vero e proprio fenomeno degli anni Duemila. La star degli anni Duemila racconta: «Per 9 anni ho cercato di rimuoverlo dalla mente per poter andare avanti. Fino a quando qualche mese fa ho sentito altre ragazze accusare la stessa persona. E quello è stato come uno schiaffo in faccia per me».

Prosegue poi «Nell’anno 2009 ero in viaggio per uno spettacolo teatrale su un famoso programma televisivo per ragazzi. Avevo 16 anni e l’unico adulto che viaggiava con noi aveva 45 anni. Una notte ha iniziato a baciarmi il collo e io gli ho detto di no. Mi ha preso la mano costringendolo a toccarlo e mi disse: ”guarda come mi hai fatto diventare”

Il processo era iniziato nel novembre 2021, ben 3 anni dopo la prima denuncia da parte della vittima, risalente al dicembre 2018. L’attrice, meglio nota come ”Giusy” de «Il mondo di Patty», aveva raccontato la violenza nel 2018, in un video che aveva condiviso sui suoi canali social.

«Grazie a chi ha parlato prima di me io oggi sono riuscita a parlare e quando l’ho detto ho trovato moltissime persone che erano disposte ad accompagnarmi, a prendersi cura di me. E soprattutto a riempirmi d’amore».

Elon Musk nel mirino delle accuse di molestie in SpaceX

Elon Musk avrebbe avuto una relazione con un ex stagista della società di vent’anni più giovane, che in seguito ha assunto nel suo team esecutivo, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Avrebbe avuto anche una relazione con una seconda dipendente e una terza donna ha affermato che Musk le ha chiesto più volte di avere i suoi figli. Richiesta a cui lei ha risposto con un rifiuto e in seguito lui le ha negato un aumento e si è lamentato della sua performance. Il Wall Street Journal nel riportare le indiscrezioni cita messaggi, e-mail e altri documenti e per la ricostruzione fa riferimento a interviste con più di 48 persone, tra cui amici e familiari delle donne, così come a ex dipendenti della società.

Violenza sessuale su due studentesse minorenni: bidello arrestato

L’ha avvicinata offrendole qualche merendina e bibita al distributore della scuola. È iniziato così per una studentessa di 15 anni un incubo proseguito per mesi. Portata in un’aula vuota o in biblioteca, la ragazzina avrebbe subito violenze sessuali quasi quotidiane. Abusi accompagnati da minacce, anche di morte, nel caso si fosse ribellata o avesse raccontato quello che accadeva. Il collaboratore scolastico, 64 anni, è stato arrestato ed è ai domiciliari. È accusato di violenza sessuale anche su una seconda studentessa di 17 anni, che sarebbe stata molestata e palpeggiata dall’uomo.

Il bidello ha ottenuto i domiciliari. Il provvedimento è scattato nell’aprile scorso e ora la procura di Como ha notificato l’avviso di chiusura indagini. Dall’inchiesta emerge un quadro drammatico. Prima dell’inizio delle lezioni o durante l’intervallo, la ragazzina sarebbe stata portata dal bidello in biblioteca oppure in aule vuote, locali dei quali il collaboratore scolastico aveva le chiavi. Qui la giovane studentessa avrebbe subito abusi e violenze sessuali continue. In più occasioni sarebbe stata immobilizzata con le mani dall’uomo o addirittura legata e anche schiaffeggiata. La 15enne finalmente ha trovato la forza di confidarsi con un compagno ed è scattata la denuncia ai carabinieri. È emerso così’ anche un ulteriore caso, una studentessa 17enne che ha denunciato molestie e palpeggiamenti che avrebbe subito dallo stesso bidello.

Abusi sessuali online sui minori, più di 300 milioni di vittime nel mondo

Uno studio del Childlight Global Child Safety Institute dell’Università di Edimburgo evidenzia che un bambino su otto è vittima di abusi sessuali online. I ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno scoperto che un bambino su otto nel mondo è stato vittima di acquisizione, condivisione ed esposizione non consensuale di immagini e video di natura sessuale negli ultimi 12 mesi. Si tratta di circa 302 milioni di giovani, ha affermato il Childlight Global Child Safety Institute dell’università, che ha condotto lo studio. Secondo il rapporto, si è verificato un numero simile di casi di adescamento, come sexting indesiderato e richieste di atti sessuali da parte di adulti e altri giovani. I reati vanno dalla cosiddetta sextortion, in cui i predatori chiedono denaro alle vittime per mantenere private le immagini, all’abuso della tecnologia AI per creare video e immagini deepfake. Il problema è mondiale, ma la ricerca suggerisce che gli Stati Uniti sono un’area particolarmente ad alto rischio, con un uomo su nove che ammette ad un certo punto di aver commesso reati online contro i bambini.

Contrastare le discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro: la certificazione di parità di genere

L’Italia è tra le ultime nazioni in termini di divario sul lavoro, ove le donne hanno meno possibilità di occupazione, diversità di redditi e stipendi inferiori. È stato rilevato che queste disuguaglianze sono in larga parte il riflesso della “specializzazione” di genere tra lavoro retribuito e non retribuito, in virtù del quale le donne più frequentemente sono costrette ad accettare retribuzioni inferiori a fronte di vantaggi in termini di flessibilità e orari. Se volgiamo lo sguardo al lavoro retribuito, emerge che tra uomo e donna c’è un gap enorme: a parità di lavoro gli uomini vengono pagati di più. Trattasi di gap di genere alimentato da discriminazioni, che si inserisce tra le principali forme discriminatore che comunemente sono chiamate allocativa e valutativa. La prima sta a indicare la differente allocazione di donne e uomini nel mercato del lavoro, per cui è più probabile trovare un maggior numero di donne nelle occupazioni meno redditizie; la seconda riguarda la minor valutazione del lavoro delle donne rispetto a quello degli uomini anche quando svolgono gli stessi compiti, con capacità quindi comparabili. La questione della parità di genere e della disparità salariale tra donne e uomini è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, tanto da essere al quinto punto dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, nonché uno dei pilastri nei progetti del PNRR.

La certificazione della parità di genere avviene su base volontaria, è soggetta a monitoraggio e comporta una serie di benefici per le imprese che ne siano dotate, come un riconoscimento di un punteggio premiale per l’accesso a finanziamenti europei, il riconoscimento di un punteggio premiale nelle gare d’appalto pubbliche, la riduzione del 30 % della garanzia fideiussoria per la partecipazione alle gare d’appalto pubbliche e per i datori privati, sgravio dal versamento di contributi previdenziali dell’1% e sino a massimo 50.000 euro/anno.

L’azienda che aspira alla certificazione deve dotarsi di una politica globale di parità di genere e del relativo sistema di gestione, partendo dalla nomina di un Comitato di alto profilo (AD-Presidente o DG, il Direttore del personale, ed eventuale anche Consulente esterno), cui compete redigere il piano strategico, assumere i conseguenti provvedimenti e formalizzare un documento, da pubblicare sul proprio sito, in cui siano definiti gli obbiettivi concernenti l’uguaglianza di genere, che siano “semplici, misurabili, raggiungibili, realistici, pianificati nel tempo ed assegnati come responsabilità di attuazione, le strategie per realizzare detti obbiettivi, le risorse e budget adeguati.

Occorre istruire il personale ad una nuova cultura aziendale, che rimuova gli stereotipi e sia improntata alla inclusione e valorizzazione della diversità, a partire dalla comunicazione; fare una revisione dei modelli gestionali ed organizzativi; nominare un Referente cui inviare, anche in forma anonima, segnalazioni e reclami per situazioni rilevanti ai fini della discriminazione, da coinvolgere e consultare su tematiche di inclusione e per valutare l’impatto di nuove misure aziendali; autovalutazione costante durante il percorso di adeguamento, per misurare i progressi e verificare le chances di ottenimento della certificazione.

Il datore di lavoro deve poi fornire annualmente, alle rappresentanze sindacali aziendali e alle consigliere e consiglieri territoriali e regionali di parità, anche sulla base delle risultanze dell’audit interno, un’informativa aziendale sulla parità di genere, che rifletta il grado di adeguamento alle prassi UNI/PdR 125:2022; ciò al fine di consentire loro di esercitare il controllo e la verifica del rispetto dei requisiti necessari al mantenimento dei parametri minimi per il conseguimento della certificazione della parità di genere.

Un orologio collegato con i Carabinieri per le donne vittime di violenza

Un orologio collegato con la centrale dei Carabinieri per soccorrere vittime di violenza di genere. Parte da Roma la sperimentazione frutto di un accordo tra Procura e Arma dei Carabinieri. Entrerà in funzione a giugno. È lo strumento che entrerà in funzione a giugno a Roma, previsto in forma sperimentale, nel protocollo d’intesa tra Procura di Roma e Arma dei carabinieri. I procedimenti penali da codice rosso per cui la procura di Roma “ha aperto fascicoli, nel 2023, sono 3737: oltre 100 al giorno. Le proiezioni dicono che c’è una crescita e che, dal 2024, saranno 4000 l’anno”. Così il procuratore aggiunto di Roma Giuseppe Cascini dopo la firma del nuovo protocollo d’intesa, stipulato tra la procura e il comando provinciale dei carabinieri su “Nuovi strumenti per il contrasto del fenomeno della violenza sulle donne”.

Resto al Sud 2.0: le novità contenute nel DL Coesione

Il Decreto Coesione, il DL n. 60/2024, ha introdotto una serie di agevolazioni volte a favorire l’occupazione di giovani, donne e a sostegno dell’autoimprenditoria. Tra le novità Resto al Sud 2.0. L’obiettivo della misura Resto al Sud 2.0 è quello di promuovere la costituzione di nuove attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, sia in forma individuale sia collettiva, tramite voucher e contributi a fondo perduto. Con Resto al Sud 2.0 i giovani under 35 in possesso di specifici requisiti possono ottenere dei voucher fino a 50.000 euro e contributi a fondo perduto che coprono fino al 75 per cento delle spese per favorire l’autoimprenditorialità. Le attività sono avviate in forma individuale tramite l’apertura di partita IVA per la costituzione di impresa individuale o per lo svolgimento di attività libero-professionale o in forma collettiva attraverso la costituzione di società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata e società cooperativa o società tra professionisti.

I giovani con meno di 35 anni d’età devono risultare in possesso di uno dei requisiti tra trovarsi in condizione di marginalità, di vulnerabilità sociale e di discriminazione, come definite dal Piano nazionale Giovani, donne e lavoro 2021 – 2027, oppure sono inoccupati, inattivi e disoccupati o sono disoccupati destinatari delle misure del programma di politica attiva Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Programma GOL).

I finanziamenti possono essere concessi per l’erogazione di servizi di formazione e di accompagnamento alla progettazione preliminare per l’avvio delle attività, definita su base territoriale e di concerto con le regioni, in coerenza con il Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027 e il programma GOL, per il tutoraggio, finalizzato all’incremento delle competenze, al fine di supportare i beneficiari di Resto al Sud 2.0 nelle fasi di realizzazione della nuova iniziativa o per interventi di sostegno all’investimento, che consistono nella concessione di incentivi per l’avvio delle attività.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, gli incentivi sono fruibili, nel rispetto del regolamento UE sugli aiuti de minimis, in via alternativa e consistono nel riconoscimento di voucher e contributi a fondo perduto.

I beneficiari di Resto al Sud 2.0, per l’avvio delle attività con sede legale nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle regioni dell’Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016, possono ottenere un voucher di avvio del valore massimo di 40.000 euro, in regime de minimis e non soggetto a rimborso, un contributo a fondo perduto, in regime de minimis, per programmi di spesa per l’avvio delle attività non superiori a 120.000 euro o un contributo a fondo perduto, in regime de minimis, per programmi di spesa per l’avvio delle attività dal valore compreso tra i 120.000 e i 200.000 euro. Il contributo copre fino al 70 per cento delle spese.

Un apposito decreto interministeriale, che dovrà essere emanato entro il 6 giugno individuerà i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative previste.

Per ulteriori informazioni, consulta il Decreto Coesione, clicca qui.

Sospeso professore di una scuola media per violenza su minore

Un professore di una scuola media in provincia di Torino è finito sotto inchiesta con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata. L’uomo è stato denunciato dai genitori di una tredicenne. Il professore era solito bussare alla porta della classe della ragazzina. La chiamava e la faceva uscire anche durante le lezioni degli altri docenti. Il tutto con una scusa per poi portarla via in un bagno o in una classe deserta. Avrebbe abusato della allieva nei bagni dell’istituto scolastico e anche nelle classi della scuola. La ragazza, ormai esasperata e con evidenti attacchi d’ansia, non voleva più andare a scuola e aveva avanzato l’ipotesi di voler lasciare gli studi. Il papà della ragazza ha mandato gli screenshot dei messaggi scambiati tramite WhatsApp alla Preside dell’istituto. A questo è seguita la denuncia. Il professore è stato sospeso fino a data da destinarsi dalla direzione scolastica dell’istituto.

Licenziata con un messaggio su WhatsApp perché incinta

Silvia ha cominciato a lavorare in un negozio alcuni anni fa. Doveva essere inquadrata come co.co.co ma ha scoperto di essere in realtà inquadrata come prestazione occasionale. Ogni mese le veniva fatta firmare una fattura e le veniva poi accreditato lo stipendio sul conto: 700 euro per un full time, 40 ore di lavoro settimanali. Questi 700 euro diventavano 500 se lei stava male o se prendeva qualche giorno di ferie. I numerosi straordinari, fatti anche quando era in gravidanza, invece non venivano mai pagati.

Appena saputo di non avere contributi versati all’Inps e di essere inquadrata come ‘prestazione occasionale’, Silvia ha deciso di chiamare la sua titolare e chiedere spiegazioni. Quando le ha comunicato di aspettare un bambino, ha risposto che doveva pensarci prima di rimanere incinta.

Da lì sono iniziati una serie di comportamenti volti a far sentire Silvia a disagio. Messaggi sul gruppo Whatsapp insieme ad altri colleghi in cui la si criticava per il proprio lavoro, cartelli affissi nel negozio con scritto ‘Cercasi personale’.

Il bambino di Silvia adesso ha cinque mesi. Inutile dire che, in tutto questo periodo di tempo, le è stato impossibile percepire la maternità che pensava le sarebbe spettata. “Mio figlio è una delle cose più belle che mi siano capitate, anche se la gravidanza era arrivata in un periodo economico non felice. Non ho più i genitori, sono riuscita a non cadere in mille pezzi grazie all’aiuto dei miei suoceri e dei miei fratelli. È grazie a loro se ho superato tutto. Ma mi chiedo come sia possibile che al mondo esistano persone così cattive, che non si fanno problemi a fare del male e danneggiare una persona con cui sono stati a stretto contatto fino al giorno prima”.

Come affrontare la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro

Nell’ambiente lavorativo ideale, possiamo mettere in campo le nostre qualità e competenze, migliorando i nostri punti deboli e crescendo professionalmente giorno dopo giorno. Un altro aspetto fondamentale è il rapporto con i colleghi. Il gruppo con cui si lavora può essere composto da persone solari e amichevoli, ma talvolta l’atmosfera è meno informale. In questi casi, possono verificarsi situazioni di mancanza di rispetto sul lavoro.

Quando si manifestano tali atteggiamenti nel contesto professionale, il clima lavorativo può deteriorarsi rapidamente. Ciò non solo comporta un aumento dello stress e del malessere personale, ma ha anche ripercussioni negative sulla qualità del lavoro. Pertanto, è importante non sottovalutare la mancanza di serenità nell’ambiente di lavoro. In questo articolo forniremo indicazioni per individuare i comportamenti irrispettosi sul lavoro e imparare a contrastarli.

Lavorare in un ambiente dove non si sente rispettati può essere estremamente stressante e poco stimolante. È cruciale intervenire prima che questo clima sfoci in un malessere generalizzato.

È importante imparare ad essere assertivi, che significa esprimere le proprie idee e opinioni con fiducia e calma, senza essere aggressivi. Questo atteggiamento può aiutare a guadagnare la fiducia di colleghi che potrebbero non trattarti con il dovuto rispetto. È importante comunicare in modo chiaro, cercando di comprendere il punto di vista degli altri e accogliendo le critiche con apertura. La collaborazione è importante, ma è essenziale trovare un equilibrio tra disponibilità e la protezione del proprio lavoro. Se i colleghi si approfittano della tua disponibilità, impara a dire di no in modo educato e spiega le tue priorità. Questo dimostra rispetto per il tuo tempo e lavoro, incoraggiando anche gli altri a fare lo stesso.

Essere affidabili e coerenti con un forte senso etico può guadagnarti il rispetto dei colleghi. Rispetta le scadenze, comunica chiaramente e sii impegnato in ogni compito assegnato. Tratta i colleghi con considerazione, evitando critiche personali e diffidenze. Affronta le critiche con apertura e maturità. Ammetti gli errori e sfrutta l’opportunità per migliorare. Analizza le critiche in modo costruttivo per crescere professionalmente. Evita di reagire impulsivamente se un collega manca di rispetto. Mantieni la calma e rifletti prima di rispondere. Gestisci le situazioni in modo razionale per mantenere un clima collaborativo.