Lotta al caporalato: in Sicilia arrivano i “Budget di Integrazione” per l’autonomia dei lavoratori

La lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in Sicilia si arricchisce di uno strumento fondamentale per la tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori provenienti da Paesi terzi: i Budget di Integrazione. Questa iniziativa, che si sviluppa all’interno del progetto Su.Pr.Eme. 2, nasce con l’obiettivo di offrire percorsi concreti di emancipazione a chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità o di abuso occupazionale. I Budget di Integrazione non devono essere intesi come semplici sussidi economici, ma come il motore di progetti individuali personalizzati, pensati per accompagnare la persona verso una reale autonomia attraverso il sostegno abitativo, la formazione professionale e l’inserimento in circuiti lavorativi regolari e sicuri.

La Regione Siciliana ha recentemente provveduto ad aggiornare la modulistica ufficiale necessaria per la presentazione delle domande. I nuovi documenti sono già disponibili sul portale istituzionale dell’ente, nella sezione dedicata alle comunicazioni regionali, e restano il punto di riferimento per tutte le realtà del territorio impegnate nel supporto ai lavoratori.

Per 6Libera, la promozione di strumenti come il Budget di Integrazione è essenziale per costruire un mercato del lavoro etico e trasparente. Sostenere l’emancipazione lavorativa significa infatti restituire libertà di scelta e protezione a chi è stato privato dei propri diritti, garantendo che il lavoro torni a essere un luogo di dignità e non di sopraffazione. Invitiamo tutti gli operatori e i soggetti interessati a consultare la documentazione aggiornata per garantire la massima efficacia a questi interventi di inclusione e legalità.

Fonte: https://www.regione.sicilia.it/istituzioni/servizi-informativi/decreti-e-direttive/avviso-pubblico-procedura-sportello-finanziamento-n-22-budget-integrazione-finalizzati-promuovere-sostenere-percorsi-individuali-emancipazione

NEWS – AGGIORNAMENTO BANCA DATI PROGETTO “LA SICILIA CHE PIACE 2026”

NEWS – AGGIORNAMENTO BANCA DATI PROGETTO “LA SICILIA CHE PIACE 2026”

Si comunica che, in riferimento al progetto “La Sicilia che Piace 2026”, si procederà all’utilizzo e aggiornamento della banca dati “Confare per Cambiare” ai fini delle attività di selezione e gestione dei profili professionali coinvolti nel progetto.

Per iscriversi ed essere inseriti nella short list, inviare il proprio CV a segreteria@confapisicilia.it oppure presentarsi presso Via Roma 471, Palermo.

L’iniziativa rientra nelle azioni organizzative connesse all’attuazione delle attività previste.

Palermo, 16 febbraio 2026

Grande partecipazione al tavolo di confronto su “Molestie e violenze nei luoghi di lavoro”

Grandissima partecipazione al tavolo di confronto: “Molestie e violenze nei luoghi di lavoro: buone pratiche, sfide e proposte operative per il cambiamento”.

Non bastano le parole: per combattere la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro servono proposte operative, formazione e un confronto costante tra professionisti e istituzioni.

Abbiamo discusso di buone pratiche e delle sfide che ancora ci attendono. Vedere così tante persone connesse e impegnate ci dà la forza per continuare questo percorso di sensibilizzazione e assistenza.

Il cambiamento nasce dalla consapevolezza. Grazie a tutti i partner e ai partecipanti per aver reso questo dialogo così costruttivo.

All’incontro hanno partecipato stakeholder qualificati appartenenti al mondo del giornalismo, medico, associazioni datoriali, sindacati e assessori. Di seguito la lista completa.

 NomeRuolo
1Rosanna La PlacaEx segretaria REGIONALE Cisl e consulente sulla bilatera Cisl – socia fondatrice dell’associazione 6libera.6come6 collaboratrice nell’ideazione dell’osservatorio 6 libera.org
2Giulia MarcheseImprenditrice – Data scientist e software developer
3Mimma CalabròAssessore delle politiche sociali del Comune di Palermo
4Caterina DamianoKey Account e Sustainability Manager
5Nadia La MalfaGiornalista
6Ines SuteraPresidente ALGEA Sicilia – presidente associazione fibromialgia
7Salvatore CorraoDirettore UOC medicina interna IGR direttore medicina Clinica Arnas Civico Palermo
8Giuseppe CataniaSindaco di Mussomeli
9Jessica Valenzaassessore Mussomeli
10Chiara TrentaImprenditrice
11Daniela BasEx alto dirigente ONU
12Gilda SciortinoGiornalista
13Francesca CostaPresidente Confesercenti Nazionale
14Giulia GiuffrèImprenditrice
15Patrizia RussoImprenditrice
16Domenica CalabròAssessore Comune di Palermo
17Laura AmodeoDirigente Comune di Palermo – Assistente sociale
18Mariella CrisafulliConsigliera di Parità della Città metropolitana di Messina e Consulente di fiducia dell’università di Messina 
19Elisa ToscanoPortavoce del rettore dell’Università degli studi di Catania e docente universitaria e delegata FERPI Sicilia
20Angela LombardoProbivira, gruppo direttivo regionale UILCOM
21Giovanni AsaroDirettore Inail
22Breschi ChiaraDirigente INAIL
23Olga Spampinato 
24Giordana FiorentinoClinical Mindfulness Advisor

Molestie sul lavoro: confermato il principio di tutela della dignità

Mille messaggi in una notte ad una collaboratrice hanno portato al licenziamento di un dirigente. La vittima di fronte all’abnorme mole di messaggi si era rivolta al direttore delle risorse umane della società che ha avviato l’indagine interna, poi sfociata con il licenziamento.

Una recente decisione del Tribunale di Treviso ha ribadito un principio chiaro nei luoghi di lavoro: i comportamenti indesiderati a sfondo sessuale ledono la dignità personale e professionale e possono giustificare provvedimenti disciplinari gravi, fino al licenziamento.

La tutela contro le molestie sul lavoro si fonda sul contenuto della condotta e sulla percezione di chi la subisce, indipendentemente dalle intenzioni di chi la compie.
Il rispetto delle persone e la tutela della dignità rappresentano valori essenziali per garantire ambienti di lavoro sicuri e responsabili.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/22/mille-messaggi-in-una-notte-alla-collaboratrice-dirigente-licenziato_af7507d5-8ecd-41ef-a1e5-9ac142875d08.html

“Questo non è calcio, è violenza”: insulti sessisti alle ragazze del Napoli Women

Non è stata una domenica di sport quella vissuta dalle ragazze dell’Under 17 del Napoli Women. Durante un match contro una compagine maschile Under 14, il campo di gioco si è trasformato in un teatro di molestie e discriminazione, scatenando la ferma denuncia della società femminile attraverso una lettera aperta che sta scuotendo il mondo del calcio giovanile.

Quello che doveva essere un momento di confronto sportivo è degenerato in un episodio gravissimo. Le giovani atlete – minorenni – sono state oggetto di insulti sessisti, omofobi e allusioni esplicite.

La violenza non si è fermata al triplice fischio. Come riportato nella denuncia del Napoli Women, l’aggressione è proseguita online: alcuni giocatori avversari hanno pubblicato sui social foto e video della gara accompagnati da slogan degradanti, arrivando persino a contattare privatamente le atlete per reiterare le molestie.

“Una ferita che colpisce un gruppo di ragazze che si allenano ogni giorno” si legge nella nota del club, “e che provano a costruirsi un futuro in un mondo dove ancora devono lottare per essere accettate”.

Di fronte a tanta inciviltà, la reazione del Napoli Women è stata esemplare e spiazzante. Invece di limitarsi a chiedere sanzioni disciplinari, la società ha lanciato una sfida educativa agli avversari, ai loro tecnici e alle famiglie.

L’invito è ufficiale: trascorrere una giornata insieme presso un centro antiviolenza e antidiscriminazione.

“Non per punire, non per umiliare, ma per offrire un’occasione vera di consapevolezza”, scrive la società. L’obiettivo è trasformare un episodio vergognoso in un punto di svolta, un momento formativo per far comprendere ai ragazzi il peso delle parole che feriscono e l’importanza della parità di genere.

La lettera si chiude con un messaggio potente rivolto alle proprie atlete e a tutte le ragazze che praticano sport: “Non siete sole”.
L’episodio denunciato dal Napoli Women evidenzia quanto sia ancora lungo il percorso per estirpare la cultura patriarcale e la violenza verbale dai luoghi di aggregazione giovanile. La proposta di portare la “squadra avversaria” in un centro antiviolenza rappresenta un modello di intervento concreto: perché se i ragazzi di oggi parlano così, significa che il mondo adulto non sta facendo abbastanza.

6Libera rilancia e sostiene il messaggio del Napoli Women: lo sport deve essere un luogo sicuro, dove il talento viene rispettato e la dignità protetta.

Fonte: https://www.instagram.com/p/DSFUZR5ioba/

Violenza in un Supermercato a Firenze: aggredita dipendente

Una grave aggressione a sfondo sessuale si è verificata ai danni di una dipendente di un supermercato. Secondo quanto denunciato dalla Filcams Cgil, l’episodio è avvenuto nel pomeriggio di sabato 29 novembre, poco prima dell’orario di chiusura del punto vendita.

La lavoratrice, che appartiene alle categorie protette, sarebbe stata molestata all’interno di uno dei bagni destinati alla clientela. Un uomo l’avrebbe bloccata e aggredita, tentando anche di impedirle di urlare. Le grida della donna hanno tuttavia attirato l’attenzione di alcuni clienti, il cui intervento ha messo in fuga l’aggressore, che è riuscito a dileguarsi prima che potesse essere dato l’allarme. La dipendente è stata successivamente trasportata in ospedale per accertamenti.

Sono state avviate le indagini dei Carabinieri, che si concentreranno sull’analisi delle immagini di videosorveglianza del supermercato e delle aree circostanti per identificare il responsabile. In segno di protesta e solidarietà, la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) ha proclamato per la giornata odierna uno sciopero che interesserà l’intero turno di lavoro.

Fonte: https://corrierefiorentino.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_02/firenze-aggressione-sessuale-nei-bagni-all-esselunga-cassiera-sotto-choc-9218867d-e19d-4135-8c9c-ac7fe8663xlk.shtml

“Dal silenzio alla tutela”: a Villa Rendano l’evento nazionale del progetto Safe per un lavoro senza violenza

Si è tenuto ieri a Villa Rendano l’importante evento “Dal silenzio alla tutela: donne lavoratrici vittime di violenza sul lavoro” dedicato alla sicurezza e alla tutela delle donne nel mondo professionale, nell’ambito del progetto Safe. L’iniziativa, promossa dall’Associazione 6Libera e finanziata da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento, ha riunito allo stesso tavolo avvocati, procuratori, forze dell’ordine e rappresentanti delle associazioni datoriali delle PMI.

L’obiettivo dell’incontro è stato accendere i riflettori su un tema quanto mai attuale: la necessità di un ambiente di lavoro libero da violenza, molestie e discriminazioni di genere.

All’apertura dei lavori Giovanni Carbone, Presidente dell’Osservatorio digitale contro le molestie e le violenze sul lavoro, ha dato il via a una serie di interventi tecnici e istituzionali di alto profilo.

Il cuore del dibattito si è focalizzato sulla presentazione del progetto SAFE, illustrato dalla Fondatrice dell’Associazione 6Libera, Dhebora Mirabelli: si tratta della prima rete nazionale pilota che unisce PMI e Associazioni di categoria in un fronte comune contro gli abusi lavorativi. A supportare la visione del ruolo cruciale delle imprese è intervenuto Francesco Napoli, Vicepresidente di Confapi Nazionale, che ha sottolineato l’impegno delle Associazioni datoriali nel contrasto attivo alla violenza di genere.

Di grande rilievo il panel dedicato alla legalità e alla giustizia. Il Sostituto Procuratore generale di Catanzaro, Marisa Manzini, ha offerto una potente riflessione sul binomio “legalità e coraggio”, ribadendo come la giustizia sia schierata saldamente al fianco delle vittime. Sul fronte delle responsabilità datoriali, l’avvocato Vittorio Gallucci (già Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza) ha chiarito i profili di responsabilità civile e penale in capo agli imprenditori in caso di molestie nei luoghi di lavoro.

Gli interventi tecnici hanno poi approfondito gli strumenti concreti di difesa: l’avvocato civilista Rosa Libera Pellicori ha illustrato le tutele legali vigenti, mentre il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cosenza, Andrea Mommo, ha affrontato le nuove frontiere del pericolo, concentrandosi sulla violenza economica e sulle insidie delle molestie digitali.

Ad arricchire il dibattito sono intervenute anche Susanna Quattrone (Presidente Gruppo Donne Calabria) e Tiziana Serretta (Delegata nazionale alla cultura e Presidente Gruppo Donne ConfapiD Sicilia), portando esperienze e prospettive fondamentali per la discussione.

A moderare i lavori Francesca Benincasa, referente e organizzatrice dell’evento, che ha guidato una giornata densa di contenuti e fondamentale per la costruzione di una nuova cultura della sicurezza lavorativa.

Analisi INPS sul divario retributivo: le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini

Secondo l’ultima analisi dell’INPS sul divario retributivo di genere in Italia, le donne percepiscono in media una retribuzione inferiore del 25% rispetto agli uomini. Tale disparità, in termini temporali, equivale a quasi tre mesi di lavoro non retribuito all’anno per le lavoratrici.

Nel dettaglio del settore privato, la retribuzione giornaliera media si attesta a 79,8 euro per le donne, a fronte dei 107,5 euro percepiti dai colleghi uomini. Il divario si accentua ulteriormente nei settori a più alta remunerazione, come quello finanziario e assicurativo, dove la differenza salariale può superare il 30%.

Questa situazione si verifica nonostante un livello di istruzione mediamente più elevato da parte della componente femminile, che rappresenta quasi il 60% del totale dei laureati in Italia. Tuttavia, i dati indicano che le carriere delle donne sono caratterizzate da maggiore instabilità e da una limitata rappresentanza nelle posizioni apicali: solo il 21% dei ruoli dirigenziali nelle aziende italiane è ricoperto da una donna.

Fonte: https://ecodellojonio.it/articoli/attualita/2025/11/presentato-a-cosenza-il-rendiconto-sociale-dell-inps-provinciale

Il grande divario occupazionale di genere: cosa succede dopo i 30 anni?

Una nuova ricerca condotta dall’Osservatorio Elle Active!, in collaborazione con il gruppo Hearst e il Centro di Ricerca sul Lavoro (CRILDA) dell’Università Cattolica di Milano, ha messo in luce la gravità del divario di genere nel mercato del lavoro italiano. Dai dati emerge un punto di svolta critico intorno ai 35 anni d’età.

Mentre nelle fasi iniziali della carriera, tra i 20 e i 30 anni, le differenze occupazionali tra uomini e donne risultano minime, a 35 anni la situazione diverge drasticamente. A questa età, un uomo ha il 95% di probabilità di essere occupato, mentre per una donna la percentuale scende al 50%. Il restante 50% delle donne si divide tra uno stato di inattività (40%) e di disoccupazione (10%).

Questo divario anagrafico si inserisce in un contesto nazionale in cui il differenziale occupazionale complessivo tra uomini e donne in Italia si attesta al 19,4%, un valore quasi doppio rispetto alla media europea.

La ricerca evidenzia inoltre una forte segregazione occupazionale: circa la metà dell’occupazione femminile è concentrata in sole 21 professioni, a fronte delle 53 professioni principali per gli uomini. A ciò si aggiunge il divario retributivo di genere (gender pay gap), che aumenta progressivamente lungo l’intero arco della carriera, fino a registrare un picco superiore al 30% verso la fine del percorso lavorativo.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/gender-gap-italia-divario-doppio-media-europea-AHaohRdD

Finto annuncio di lavoro: donna sequestrata e violentata per un mese

I Carabinieri hanno arrestato un uomo di 60 anni con le accuse di sequestro di persona e violenza sessuale continuata ai danni di una donna di 44 anni di origini rumene. Secondo quanto ricostruito, la vittima era stata attirata in una trappola attraverso un falso annuncio di lavoro per una posizione da badante.

L’uomo avrebbe tenuto la donna prigioniera nel suo appartamento per circa un mese, abusando ripetutamente di lei. La possibilità di salvezza per la vittima si è presentata quando l’aggressore, uscendo di casa, ha dimenticato il proprio telefono cellulare. La donna ha colto l’occasione per inviare un messaggio a un’amica, chiedendole di allertare immediatamente le forze dell’ordine.

All’arrivo dei militari, l’uomo ha tentato di giustificare la presenza della donna sostenendo che fosse la sua convivente. Tuttavia, la vittima, appena ha visto i Carabinieri, ha immediatamente chiesto aiuto, indicando l’uomo come il suo aguzzino.

La donna è stata soccorsa e trasportata in ospedale, dove gli accertamenti sanitari hanno confermato le violenze subite. Gli inquirenti, una volta appresi i dettagli della prigionia, hanno descritto la vicenda come “agghiacciante” per la crudeltà dimostrata dall’indagato.

Fonte: https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/catania-donna-inserzione-badante-sequestro-violenza-sessuale_104898451-202502k.shtml