Assemblea Nazionale CONFAPI | Roma, 23 luglio

In occasione dell’Assemblea Nazionale CONFAPI, ospitata presso Hotel Bernini Bristol di Roma, sono stati presentati i risultati del progetto SAFE per un lavoro senza violenza – La sperimentazione, realizzato in partenariato con il sistema CONFAPI -Confederazione della Piccola e media industria italiana per promuovere luoghi di lavoro più sicuri, inclusivi e rispettosi.

SAFE ha dimostrato che le piccole e medie imprese sono pronte ad affrontare le sfide della parità di genere, della prevenzione delle molestie e della trasparenza retributiva, purché supportate da strumenti concreti e operativi.

I numeri del progetto raccontano questo percorso:

700+ PMI intervistate;

8 PMI protagoniste della sperimentazione pilota e 1000+ lavoratrici e lavoratori coinvolti;

10 Confederazioni territoriali CONFAPI interessate;

6 tavoli di confronto territoriali con imprese e stakeholder;

oltre 50 manager e professionisti HR formati e accompagnati nell’adozione di nuovi strumenti organizzativi.

Dal confronto con le imprese sono nati strumenti concreti: un Vademecum operativo, la roadmap PMI Ready 2026 per la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, un Policy Paper, le Linee di indirizzo sulla violenza economica, sistemi di segnalazione, strumenti di monitoraggio del clima aziendale, percorsi formativi innovativi come WOIL – Workplace Violence Game Over e assistenza sindacale e legale alle lavoratrici a rischio.

Il risultato più importante, però, è il metodo: integrare salute e sicurezza, benessere organizzativo, parità di genere e trasparenza retributiva in un’unica strategia di crescita per le PMI.

SAFE (Sensibilizzazione, Assistenza, Formazione ed Empowerment) per un lavoro senza violenza si conclude, ma lascia al Sistema CONFAPI e alle PMI in generale un patrimonio di strumenti, competenze e buone pratiche che continueranno ad accompagnare le imprese nella costruzione di ambienti di lavoro sempre più inclusivi, sicuri e competitivi.

Il contenuto di questa comunicazione rappresenta l’opinione degli autori che ne sono esclusivamente responsabili. Né L’Unione europea né DG JUST possono ritenersi responsabili per le informazioni che contiene né per l’uso che ne venga fatto. Analogamente non possono ritenersi responsabili ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento.

Progetto finanziato da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto NORA against GBV cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma CERV – DAPHNE.

Avviso pubblico per la selezione di personale e collaboratori

Progetto “La Sicilia che Piace – Seconda Finestra – Associazioni”

L’Associazione di Promozione Sociale 6libera.6come6, con sede in Palermo, rappresentata dal Legale Rappresentante Giovanni Carbone, nell’ambito della predisposizione della proposta progettuale da presentare a valere sull’Avviso “La Sicilia che Piace – Seconda Finestra – Associazioni”, rende noto che, a decorrere dal 3 luglio 2026, è aperta la raccolta delle candidature finalizzata alla costituzione e all’aggiornamento della Short List di esperti e collaboratori cui attingere per l’eventuale conferimento di incarichi professionali.

Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre il 20 luglio 2026, esclusivamente mediante invio del curriculum vitae in formato europeo, sottoscritto e corredato dell’autorizzazione al trattamento dei dati personali, al seguente indirizzo e-mail:

info@6libera.org 

o consegnato brevi manu alla sede operativa Via Roma 471- Palermo

Figure professionali ricercate

L’Associazione intende acquisire candidature per i seguenti profili professionali:

  • Coordinatore/trice di progetto;
  • Project Manager;
  • Direttore/Direttrice artistico/a;
  • Esperto/a in sostenibilità, Agenda 2030 ed ESG;
  • Esperto/a in promozione del sistema produttivo regionale;
  • Esperto/a in marketing territoriale e comunicazione;
  • Social Media Manager e Digital Content Creator;
  • Addetto/a alla segreteria organizzativa;
  • Esperto/a in organizzazione eventi e networking;
  • Esperto/a in rendicontazione, monitoraggio e valutazione di progetti finanziati;
  • Addetto/a stampa e relazioni con i media;
  • Grafico/a e progettista della comunicazione;
  • Fotografo/a e Videomaker;
  • Esperto/a nella realizzazione di contenuti multimediali e storytelling digitale;
  • Ulteriori figure professionali coerenti con le attività previste dal progetto.

I curricula ricevuti entro il termine indicato entreranno a far parte della Short List dei professionisti dell’Associazione, dalla quale saranno individuati i collaboratori da impiegare nelle attività progettuali.

Per ciascun profilo professionale, qualora risultino pervenute almeno tre candidature in possesso dei requisiti richiesti, l’Associazione procederà alla comparazione dei curricula, selezionando il profilo maggiormente rispondente alle esigenze del progetto sulla base dell’esperienza professionale, delle competenze possedute e della coerenza con l’incarico da conferire.

Qualora, per una determinata figura professionale, pervenga una sola candidatura ritenuta idonea, l’Associazione 6libera.6come6 potrà procedere direttamente al conferimento dell’incarico, previa verifica del possesso dei requisiti richiesti.

La costituzione della Short List non comporta alcun diritto all’affidamento di incarichi né determina la formazione di graduatorie, costituendo esclusivamente uno strumento per l’individuazione di professionalità idonee in relazione alle esigenze progettuali.

Il Responsabile del procedimento di selezione e comparazione dei curricula è la Dott.ssa Manuela Mirabelli, che curerà tutte le fasi dell’istruttoria, della valutazione comparativa e dell’eventuale conferimento degli incarichi, nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, pubblicità e pari opportunità.

Palermo, 3 luglio 2026

Il Legale Rappresentante

Giovanni Carbone

Associazione di Promozione Sociale 6libera.6come6

San Severo, la sindaca denuncia ricatti a sfondo sessuale: il consiglio comunale la sfiducia e fa cadere la giunta

Una vicenda politica dai contorni inquietanti arriva da San Severo e riaccende i riflettori sulle gravissime dinamiche di potere e di genere che ancora inquinano le istituzioni. La sindaca Lidya Colangelo, eletta nel giugno del 2024, ha denunciato pubblicamente in consiglio comunale di aver subito pesanti ricatti a sfondo sessuale e un episodio di grave intimidazione fisica da parte di un esponente della sua giunta. La risposta del mondo politico locale, tuttavia, non è stata di supporto e protezione: in seguito alle sue dichiarazioni, tredici consiglieri si sono dimessi in blocco, determinando la caduta dell’amministrazione e costringendo la città a nuove elezioni.

Le parole pronunciate dalla prima cittadina durante l’assise comunale descrivono un clima lavorativo inaccettabile e lesivo della sua persona. La sindaca ha raccontato di aver commesso l’errore di fidarsi di consiglieri che l’hanno poi minacciata, mettendo in discussione la sua dignità personale attraverso richieste che non avevano nulla a che vedere con la dialettica politica, ma che riguardavano esclusivamente la sua sfera femminile e sessuale. A questo si aggiunge un’accusa estremamente circostanziata rivolta a un ormai ex assessore, Gigi Marino: quest’ultimo, secondo il racconto della sindaca, l’avrebbe di fatto bloccata all’interno del suo ufficio, chiudendo la porta e sottraendo le chiavi, in una dinamica di prevaricazione definita assimilabile a un sequestro di persona.

L’epilogo di questa coraggiosa denuncia pubblica è emblematico delle enormi difficoltà e ritorsioni che le donne affrontano quando decidono di rompere il silenzio nei contesti di potere. L’ex assessore chiamato in causa ha risposto alle accuse querelando la sindaca. Nel frattempo, la crisi politica che già logorava la maggioranza è stata portata al suo punto di rottura definitivo: le dimissioni dei tredici consiglieri, provenienti sia dall’opposizione che da frange della stessa maggioranza, hanno decretato la fine anticipata del mandato, mascherando dietro la motivazione dello “stallo politico” quella che appare come una vera e propria decapitazione istituzionale.

Al di là delle complesse dinamiche partitiche locali, ciò che emerge con prepotenza da questo caso è un messaggio profondamente allarmante su cui è necessario riflettere. Questa vicenda dimostra come una donna che ricopre un incarico apicale e trova la forza di denunciare molestie o pressioni legate al proprio genere rischi non solo di essere lasciata sola, ma di subire una vera e propria punizione politica. È l’ennesima conferma di quanto le barriere culturali siano ancora insormontabili e di come la presenza femminile nei ruoli decisionali continui a scontrarsi con logiche patriarcali tese a sminuire, isolare e infine rimuovere chi non si piega a inaccettabili giochi di potere.

Fonte: https://www.ansa.it//sito/notizie/cronaca/2026/06/05/la-sindaca-denuncia-richieste-sessuali-i-consiglieri-la-sfiduciano_9914af18-7760-4415-bc09-60c1fce42fb4.html

Sicilia, Reddito di Libertà potenziato: oltre 600mila euro per l’indipendenza delle donne

Un passo importante verso l’autonomia economica delle donne che hanno subito abusi arriva dalla Regione Sicilia, che ha deciso di potenziare in modo significativo il Reddito di Libertà. Con D.D.G. n. 1922 del 01.06.2026, clicca qui – è stato approvato l’Avviso pubblico a sportello per il finanziamento del reddito di libertà da destinare alle donne vittime di violenza, allegato al presente decreto e parte integrante dello stesso. Le richieste dovranno pervenire esclusivamente mezzo PEC dal 30.06.2026 e non oltre il 31.07.2026. Questo strumento fondamentale per permettere alle vittime di violenza di ricostruire la propria vita e la propria indipendenza si rinnova con risorse decisamente più consistenti. Il nuovo avviso pubblico prevede infatti un incremento del 50 per cento del contributo massimo concesso per ogni singolo progetto, passando da 10.000 a 15.000 euro. Parallelamente, anche la dotazione finanziaria complessiva messa a disposizione registra un forte aumento, balzando dai 236.000 euro del 2025 a un totale di oltre 600.000 euro.

La decisione di ampliare questo sostegno nasce dalla profonda consapevolezza che l’autonomia finanziaria rappresenta il primo e indispensabile tassello per uscire definitivamente da dinamiche di sopraffazione. Come ha sottolineato l’assessore regionale alle Politiche sociali Nuccia Albano, l’obiettivo primario di questo rafforzamento è offrire un aiuto concreto affinché nessuna donna sia più costretta a rinunciare alla propria libertà a causa di ostacoli materiali. Avere a disposizione le risorse necessarie significa poter costruire un nuovo e solido progetto di vita, non solo per sé stesse ma anche per i propri figli, allontanandosi per sempre dal ricatto economico.

L’intervento regionale è stato concepito in modo strategico per coprire quelle situazioni di vulnerabilità che rischiano di rimanere escluse dagli aiuti statali. È rivolto specificamente alle donne residenti in Sicilia che si trovano in condizioni di fragilità economica e che sono già seguite dai Centri antiviolenza o ospitate all’interno di strutture di accoglienza a indirizzo segreto, a patto che non percepiscano già il Reddito di Libertà nazionale erogato dall’Inps. I fondi ottenuti attraverso questi progetti personalizzati potranno essere impiegati per molteplici necessità cruciali legate all’autonomia abitativa e lavorativa. Tra le spese ammissibili figurano il pagamento dei canoni di affitto, l’attivazione delle utenze, l’acquisto di strumentazioni per avviare un’attività professionale e la partecipazione a corsi di formazione. Il contributo prevede inoltre la preziosa possibilità di sostenere le spese legate al percorso scolastico ed educativo dei figli minori o con disabilità.

Dal punto di vista operativo, per garantire un percorso tutelato e guidato, le domande di accesso ai fondi dovranno essere presentate dai Comuni siciliani in stretta collaborazione con i Centri antiviolenza e le case rifugio accreditate. La finestra temporale utile per l’invio delle richieste si aprirà il prossimo 30 giugno e si chiuderà il 31 luglio. Le istanze verranno finanziate seguendo rigorosamente l’ordine cronologico di arrivo, fino al completo esaurimento delle risorse messe a disposizione. Si tratta di un’opportunità vitale che richiede la massima tempestività e sinergia tra le istituzioni locali e le reti antiviolenza, affinché i fondi arrivino rapidamente a chi sta lottando per riprendersi in mano il proprio futuro.

Fonte: https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/politiche-sociali-regione-rafforza-reddito-liberta-donne-vittime-violenza

Ospedale di Piacenza, chiuse le indagini sull’ex primario accusato di abusi sistematici su otto colleghe

Un’inchiesta sconvolgente travolge la sanità piacentina, portando alla luce una gravissima e prolungata vicenda di abusi di potere e violenza di genere sul posto di lavoro. Si sono ufficialmente chiuse le indagini a carico dell’ex primario di Radiologia dell’ospedale di Piacenza, accusato dalla Procura di aver molestato e abusato sessualmente di almeno otto professioniste all’interno della struttura. Un caso che riaccende prepotentemente i riflettori sull’urgenza di garantire spazi professionali sicuri per le donne, sradicando ogni forma di ricatto e prevaricazione maschile.

Il quadro tracciato dagli investigatori descrive un contesto lavorativo profondamente tossico, dominato da una costante pressione psicologica e da un radicato timore reverenziale nei confronti di una figura dirigenziale apicale. Le indagini hanno finalmente preso slancio grazie all’immenso coraggio di una radiologa che ha deciso di infrangere il muro del silenzio, innescando una serie di accertamenti decisivi. Le prove raccolte attraverso le intercettazioni e le immagini di una telecamera nascosta avrebbero documentato una situazione agghiacciante: gli inquirenti parlano di ben trentadue violenze sessuali registrate nell’arco di soli quarantacinque giorni.

I racconti delle vittime, ora confluiti nel fascicolo della Procura, ripercorrono anni di presunti soprusi sistematici avallati da una posizione di intoccabilità. Alcune testimonianze documentano episodi risalenti addirittura al 2015, delineando un comportamento predatorio reiterato nel tempo. Una delle professioniste ha raccontato di essere stata chiusa a chiave in un ufficio, spinta con forza e aggredita, mentre il racconto ancora più drammatico di un’infermiera svela un incubo durato circa dieci anni, fatto di costrizioni e rapporti sessuali non consensuali subiti sul luogo di lavoro. Ad aggravare ulteriormente la posizione del medico si aggiungono le pesanti intimidazioni, come esplicite minacce di ritorsioni professionali, volte a terrorizzare le donne e a garantirsi l’impunità.

L’Azienda Usl di Piacenza ha già preso provvedimenti disciplinari netti, rescindendo il contratto del professionista in seguito agli arresti domiciliari scattati nei mesi scorsi. Ora l’indagato avrà venti giorni per presentare le proprie memorie difensive prima che i magistrati decidano sull’eventuale rinvio a giudizio. Questa indagine rappresenta oggi un monito severo per tutte le istituzioni: dimostra in modo inequivocabile quanto sia fondamentale creare reti di supporto aziendali solide per smantellare quelle dinamiche di potere tossico che permettono alla violenza di prosperare proprio nei luoghi in cui le donne dovrebbero essere tutelate e valorizzate.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/25/primario-arrestato-per-abusi-sulle-pazienti-concluse-le-indagini_fca4d2d9-1711-4a7f-b51c-acbb4869e138.html

6libera.org al confronto internazionale con la delegazione croata HUP

Il 25 maggio 2026, a Roma, la Vicepresidente dell’Associazione 6come6.6libera, Dhebora Mirabelli, è intervenuta nell’ambito delle giornate di formazione e confronto con la Croatian Employers’ Association HUP, dedicate allo scambio di esperienze e buone pratiche tra il sistema imprenditoriale italiano e quello croato.

Nel corso del proprio intervento, Dhebora Mirabelli ha presentato la sperimentazione promossa da FAPI – Fondo Formazione PMI in collaborazione con l’Associazione 6come6.6libera e con l’Osservatorio Digitale 6libera.org, finalizzata a favorire nelle piccole e medie imprese una formazione specifica sulla prevenzione e sul contrasto delle molestie e delle violenze nei luoghi di lavoro.

La sperimentazione è stata avviata con l’Avviso FAPI 01-2024 “Piani Quadro”, attraverso l’introduzione di un criterio premiante dedicato alla formazione contro le molestie e le violenze nei confronti delle lavoratrici, successivamente esteso a tutti gli Avvisi pubblicati dal Fondo nel 2024.

I risultati hanno confermato la validità del modello: 37 piani formativi su 239 hanno previsto interventi su questi temi, coinvolgendo complessivamente 391 imprese, circa 12.000 lavoratrici e lavoratori e oltre 3.500 ore di formazione. Circa 660.000 euro, pari al 10% delle risorse impegnate da FAPI nel 2024, sono stati destinati alla formazione specifica per la prevenzione delle molestie e delle violenze.

«La sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto i rischi fisici, ma comprende anche la dignità, il benessere e la libertà delle persone da ogni forma di molestia e violenza. La sperimentazione realizzata con FAPI dimostra che la prevenzione può diventare parte integrante delle politiche formative e organizzative delle PMI», ha sottolineato la Vicepresidente Dhebora Mirabelli.

L’incontro di Roma ha rappresentato un’importante occasione per condividere a livello internazionale un modello concreto e replicabile, coerente con i principi della Convenzione ILO n. 190, recepita in Italia con la Legge n. 4/2021.

La partecipazione di 6libera.org ha confermato l’impegno dell’Associazione nella diffusione di una cultura del lavoro fondata sul rispetto, sulla responsabilità e sulla tutela effettiva della dignità di ogni persona.

Trasparenza salariale e parità di genere: dal 7 giugno il nuovo Decreto. Una vittoria contro la violenza economica sul lavoro

La lotta contro le discriminazioni e la violenza economica nei luoghi di lavoro segna un traguardo fondamentale. Il prossimo 7 giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo decreto legislativo, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri lo scorso 30 aprile, che attua la direttiva UE 2023/970. L’obiettivo è rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza salariale. Per noi di 6Libera questa è una notizia di cruciale importanza, poiché la disparità salariale rappresenta una forma subdola e silenziosa di violenza economica. Con l’introduzione di questo sistema articolato di obblighi e diritti, la trasparenza cessa di essere solo una “buona pratica” etica per diventare un vero e proprio obbligo normativo con impatti rilevanti su aziende e lavoratori.

Le nuove regole abbracciano sia il settore pubblico che quello privato, applicandosi ai contratti a tempo determinato, indeterminato, part-time, posizioni dirigenziali, ai contratti di apprendistato e ai candidati in fase di selezione. Il decreto definisce in modo inequivocabile i criteri di comparazione, assegnando un ruolo centrale ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Si definisce “stesso lavoro” la prestazione con mansioni identiche o della stessa qualifica, nello stesso livello retributivo e categoria legale. Si parla invece di “lavoro di pari valore” per mansioni comparabili basate su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, come competenze, responsabilità e condizioni di lavoro. Il livello retributivo da considerare sarà composto dalla totalità degli elementi continuativi e fissi, escludendo bonus puramente discrezionali e temporanei.

Una delle novità più dirompenti riguarda la fase pre-assuntiva, con lo stop definitivo ai segreti salariali fin dal colloquio di lavoro. I datori di lavoro non potranno più indagare sulla storia retributiva passata dei candidati ma dovranno fornire, fin dall’inizio, informazioni chiare sulla retribuzione iniziale o sulla fascia retributiva prevista e sui criteri utilizzati per determinarla, garantendo inoltre avvisi di selezione neutri sotto il profilo del genere. Allo stesso tempo, i lavoratori dipendenti avranno il diritto, esercitabile direttamente o tramite sindacati una volta all’anno, di richiedere informazioni sui livelli retributivi medi, suddivisi per sesso, per le categorie che svolgono mansioni di pari valore. A tale richiesta l’azienda dovrà rispondere entro due mesi. Inoltre, il decreto vieta esplicitamente qualsiasi clausola contrattuale che impedisca ai dipendenti di parlare del proprio stipendio.

Per le aziende di maggiori dimensioni il monitoraggio del divario retributivo diventa un vero e proprio obbligo di legge, con l’invio dei dati all’organismo istituito presso il Ministero del Lavoro e la condivisione con le rappresentanze sindacali. Le scadenze sono fissate al 7 giugno 2027, e successivamente ogni anno, per le realtà con almeno 250 dipendenti, e con cadenza triennale per quelle tra i 150 e i 249 dipendenti. Le aziende tra i 100 e i 149 dipendenti avranno invece tempo fino al 7 giugno 2031. Per le imprese con meno di 50 dipendenti sono previste delle semplificazioni operative per non gravare eccessivamente sull’amministrazione, pur mantenendo saldi i principi di trasparenza. Qualora dai report dovesse emergere un differenziale retributivo ingiustificato pari o superiore al 5%, scatterà l’obbligo di avviare una valutazione congiunta tra azienda e rappresentanze dei lavoratori per eliminare le disparità. Tutti questi dati, in accordo con le direttive del Garante Privacy, dovranno essere trattati nel massimo rispetto del GDPR, vietando la divulgazione di informazioni che possano identificare direttamente le singole buste paga.

In 6Libera sappiamo bene che la conformità legale, da sola, non basta a sradicare la violenza di genere in azienda: serve un cambiamento culturale profondo. Questo nuovo decreto va esattamente nella direzione che il nostro Progetto SAFE traccia da tempo. Supportare le PMI non significa solo aiutarle a evitare sanzioni, ma accompagnarle nel trasformare la parità retributiva in un vantaggio competitivo e organizzativo. Attraverso i percorsi di formazione, l’uso del Vademecum operativo e i servizi di consulenza sindacale e legale gratuita, 6Libera è pronta a supportare imprese, manager e lavoratori nell’adozione pratica di questi nuovi strumenti di trasparenza. Solo costruendo modelli aziendali più equi possiamo garantire un mondo del lavoro veramente libero da ogni forma di molestia e violenza economica.

Consulta il Decreto Legge 30 aprile 2026 n.62 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, clicca qui.

Consulta la relazione tecnica, clicca qui.

Emergenza stress da lavoro: oltre 840mila vittime all’anno e un impatto devastante su donne, economia e salute

Un nuovo allarmante studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro getta luce sulle devastanti conseguenze dello stress e del disagio psicologico negli ambienti professionali, rivelando che ogni anno nel mondo perdono la vita oltre 840mila persone a causa di condizioni legate alla tensione lavorativa. Fattori inaccettabili come orari eccessivamente prolungati, insicurezza cronica e molestie si traducono in gravissimi rischi psicosociali, innescando l’insorgenza di depressione, burnout e gravi patologie. Si tratta di una vera e propria emergenza sanitaria e sociale che annienta il benessere delle persone e si ripercuote inevitabilmente anche sul tessuto produttivo attraverso un fisiologico calo delle prestazioni e un forte assenteismo.

Se da un lato le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di decesso associata a questi fattori di rischio, dall’altro sono i disturbi mentali a generare la maggiore perdita di anni di vita in buona salute, proprio a causa della loro natura cronica e altamente invalidante. L’impatto economico di questa crisi silenziosa è enorme, traducendosi in una perdita stimata dell’1,37 per cento del Prodotto Interno Lordo a livello globale, percentuale che sale all’1,43 per cento guardando all’Europa e all’Asia centrale. Concentrando l’attenzione sul contesto europeo, emerge un dato estremamente significativo per chi si batte quotidianamente per l’equità e la parità di genere: quasi un lavoratore su tre riferisce di soffrire di stress, depressione o ansia legati alla propria occupazione, ma sono le donne a denunciare questi problemi con una frequenza nettamente superiore, pagando spesso il prezzo più alto di carichi mentali invisibili e di dinamiche lavorative logoranti.

Nonostante la drammaticità del quadro generale, il rapporto evidenzia come la stigmatizzazione della salute mentale rappresenti ancora oggi uno dei principali ostacoli alla prevenzione e alla creazione di reti di supporto adeguate. I costi annuali legati alla sola depressione lavorativa nell’Unione Europea superano i cento miliardi di euro, eppure la cultura aziendale in molte nazioni fatica a evolversi. Basti pensare che in Italia, così come in Francia, Grecia e Cipro, oltre il sessanta per cento di chi lavora teme pesanti ripercussioni negative o discriminazioni qualora decidesse di confidare le proprie difficoltà psicologiche ai manager aziendali. Questo clima di reticenza e paura è il sintomo evidente di un sistema che ha urgenza di essere riformato, guardando magari all’esempio dei Paesi nordici, dove otto dipendenti su dieci si sentono al sicuro nell’affrontare questi argomenti. È ormai indispensabile che il benessere mentale diventi una priorità assoluta, affinché i luoghi di lavoro smettano di essere fonti di esaurimento e si trasformino in spazi sicuri e di reale tutela.

Fonte: https://www.ilo.org/it/resource/notizie/840000-decessi-allanno-collegati-ai-rischi-psicosociali-sul-lavoro

Decreto Lavoro 2026: incentivi all’occupazione femminile, salario giusto e contrasto al caporalato digitale

Con la recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Lavoro 2026 (D.L. n. 62/2026), entrano in vigore importanti novità destinate a incidere profondamente sulle dinamiche occupazionali e sulla tutela dei diritti lavorativi. Il provvedimento traccia una linea di intervento articolata, che spazia dagli incentivi diretti per le assunzioni a una più rigorosa regolamentazione dei rapporti di lavoro, con un’attenzione particolare verso le fasce più vulnerabili del mercato e la tanto attesa conciliazione tra vita privata e professione.

Sul fronte del sostegno all’occupazione, spicca il Bonus assunzione donne, una misura che prevede l’esonero contributivo totale per l’inserimento a tempo indeterminato di lavoratrici. Lo sgravio garantisce un tetto massimo mensile di 650 euro, che sale a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della Zona Economica Speciale (ZES) del Mezzogiorno. Il beneficio ha una durata standard di 24 mesi, ridotti a 12 nel caso in cui la lavoratrice rientri in specifiche categorie di svantaggio, tra cui l’assenza di un impiego retribuito da almeno sei mesi, un’età superiore ai 50 anni, l’assenza di un diploma di scuola superiore, o la condizione di adulta che vive sola con persone a carico.

Accanto alle misure per il lavoro femminile, il decreto introduce agevolazioni significative anche per i giovani. Il Bonus assunzione giovani assicura infatti un esonero totale dai contributi INPS per 24 mesi nel caso di assunzione di under 35, con un limite di 500 euro mensili che arriva a 650 euro in diverse regioni del Centro e Sud Italia. Per poterne usufruire, è richiesto che il lavoratore sia disoccupato da almeno due anni, tempistica dimezzata in caso di specifiche vulnerabilità. Un incentivo analogo è previsto per la stabilizzazione dei contratti a termine. Inoltre, per le microimprese fino a 10 dipendenti situate nella ZES, è stato istituito uno sgravio totale per l’assunzione di over 35 disoccupati di lungo corso. In tutti questi casi, per prevenire abusi, l’accesso ai fondi è severamente vincolato alla creazione di un reale incremento occupazionale netto e all’assenza di licenziamenti aziendali nei sei mesi precedenti.

Uscendo dall’ambito degli incentivi economici, il provvedimento segna un netto cambio di passo nella tutela retributiva introducendo l’importante principio del Salario giusto. Da questo momento, viene garantito a ogni lavoratore un trattamento economico complessivo che non può essere inferiore ai minimi stabiliti dai Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Per i settori che risultano privi di una contrattazione specifica, si farà riferimento al contratto nazionale più affine all’attività esercitata, passando così da un sistema deregolamentato a uno maggiormente tutelato. Per difendere il potere d’acquisto, è stato inoltre stabilito che, in caso di mancato rinnovo contrattuale entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni verranno adeguate automaticamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato.

Un altro capitolo fondamentale affrontato dal testo governativo riguarda i nuovi diritti nell’era delle piattaforme, con norme rigorose per il Contrasto al caporalato digitale. Per arginare lo sfruttamento e l’intermediazione illecita, diventano obbligatorie la verifica dell’identità digitale dei lavoratori e la trasparenza algoritmica. Chi lavora tramite app avrà finalmente il diritto di conoscere in modo chiaro i parametri del proprio rating, i criteri di assegnazione dei compiti e delle retribuzioni, potendo esigere in qualsiasi momento l’intervento umano per riesaminare quelle decisioni automatizzate che impattano in modo significativo sul proprio rapporto di lavoro.

Il decreto guarda con grande attenzione anche al benessere e all’equità organizzativa attraverso la Conciliazione famiglia-lavoro. Le aziende che sceglieranno di adottare la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026, impegnandosi concretamente e in modo strutturato su maternità, paternità, flessibilità, carichi di cura e salute dei dipendenti, beneficeranno di un esonero sui contributi previdenziali fino all’1%, per un massimo di 50.000 euro annui. A chiudere il cerchio delle riforme, una misura in materia previdenziale che offre ai lavoratori la possibilità di destinare alla previdenza complementare le quote di Trattamento di Fine Rapporto (TFR) maturate nel primo semestre di quest’anno lavorativo.

Fonte: Gazzetta Ufficiale del Decreto Lavoro 2026 (D.L. n. 62/2026)

Report ActionAid | Il lavoro non cancella gli stereotipi: i contesti professionali devono diventare spazi di prevenzione

In Italia l’occupazione viene spesso celebrata come il principale strumento di emancipazione, specialmente per le donne, ma i dati recenti dipingono una realtà decisamente più complessa e per certi versi allarmante. Secondo il report “Perché non accada. La prevenzione primaria come politica di cambiamento strutturale” diffuso da ActionAid, avere un impiego non basta da solo a cancellare le profonde diseguaglianze di genere e le radicate dinamiche di potere che continuano a manifestarsi quotidianamente anche all’interno dei contesti aziendali e professionali.

Dall’indagine emerge un quadro che invita a una seria riflessione: proprio tra le persone occupate risulta maggiormente diffusa la giustificazione della violenza maschile contro le donne, in tutte le sue declinazioni. I numeri parlano chiaro e mostrano come il ventidue per cento del campione intervistato legittimi la violenza verbale, con picchi significativi e preoccupanti tra gli uomini che lavorano, i quali raggiungono il trentadue per cento a fronte di un diciotto per cento registrato tra i non occupati. Questa inquietante tendenza si conferma anche per quanto riguarda la violenza fisica e, in misura ancora maggiore, per quella economica, che risulta in assoluto la forma di sopruso più tollerata.

I luoghi di lavoro si rivelano dunque non solo come potenziali teatri in cui le discriminazioni possono palesarsi, ma come veri e propri contesti sociali in cui si riproducono e si rafforzano pericolosi stereotipi che finiscono per legittimare la violenza stessa. Di fronte a questa evidenza, come ha giustamente sottolineato Rossella Silvestre di ActionAid, diventa fondamentale e urgente riconoscere il mondo dell’occupazione come un ambito cruciale per la prevenzione primaria. Poiché una parte considerevole della nostra vita si svolge all’interno delle dinamiche lavorative, è esattamente da questi spazi che deve innescarsi un profondo e inarrestabile cambiamento culturale.

A gravare ulteriormente sulla reale emancipazione femminile contribuisce inoltre il fatto che il lavoro retribuito non si accompagna quasi mai a un equo riequilibrio dei carichi di cura. Quasi il settantatré per cento delle lavoratrici, infatti, continua a farsi carico in via principale delle incombenze domestiche e familiari, contro appena il quarantasei per cento degli uomini. Senza interventi strutturali mirati a scardinare queste dinamiche radicate, le diseguaglianze continueranno a prosperare, limitando la vera libertà delle donne. È possibile scaricare e consultare integralmente il report “Perché non accada – Il lavoro” per approfondire i dati di questa importante ricerca. Consulta l’indagine, clicca qui.

Fonte: https://www.actionaid.it/lavoro-e-violenza-di-genere/