Il grande divario occupazionale di genere: cosa succede dopo i 30 anni?

Una nuova ricerca condotta dall’Osservatorio Elle Active!, in collaborazione con il gruppo Hearst e il Centro di Ricerca sul Lavoro (CRILDA) dell’Università Cattolica di Milano, ha messo in luce la gravità del divario di genere nel mercato del lavoro italiano. Dai dati emerge un punto di svolta critico intorno ai 35 anni d’età.

Mentre nelle fasi iniziali della carriera, tra i 20 e i 30 anni, le differenze occupazionali tra uomini e donne risultano minime, a 35 anni la situazione diverge drasticamente. A questa età, un uomo ha il 95% di probabilità di essere occupato, mentre per una donna la percentuale scende al 50%. Il restante 50% delle donne si divide tra uno stato di inattività (40%) e di disoccupazione (10%).

Questo divario anagrafico si inserisce in un contesto nazionale in cui il differenziale occupazionale complessivo tra uomini e donne in Italia si attesta al 19,4%, un valore quasi doppio rispetto alla media europea.

La ricerca evidenzia inoltre una forte segregazione occupazionale: circa la metà dell’occupazione femminile è concentrata in sole 21 professioni, a fronte delle 53 professioni principali per gli uomini. A ciò si aggiunge il divario retributivo di genere (gender pay gap), che aumenta progressivamente lungo l’intero arco della carriera, fino a registrare un picco superiore al 30% verso la fine del percorso lavorativo.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/gender-gap-italia-divario-doppio-media-europea-AHaohRdD