Ospedale di Piacenza, chiuse le indagini sull’ex primario accusato di abusi sistematici su otto colleghe

Un’inchiesta sconvolgente travolge la sanità piacentina, portando alla luce una gravissima e prolungata vicenda di abusi di potere e violenza di genere sul posto di lavoro. Si sono ufficialmente chiuse le indagini a carico dell’ex primario di Radiologia dell’ospedale di Piacenza, accusato dalla Procura di aver molestato e abusato sessualmente di almeno otto professioniste all’interno della struttura. Un caso che riaccende prepotentemente i riflettori sull’urgenza di garantire spazi professionali sicuri per le donne, sradicando ogni forma di ricatto e prevaricazione maschile.

Il quadro tracciato dagli investigatori descrive un contesto lavorativo profondamente tossico, dominato da una costante pressione psicologica e da un radicato timore reverenziale nei confronti di una figura dirigenziale apicale. Le indagini hanno finalmente preso slancio grazie all’immenso coraggio di una radiologa che ha deciso di infrangere il muro del silenzio, innescando una serie di accertamenti decisivi. Le prove raccolte attraverso le intercettazioni e le immagini di una telecamera nascosta avrebbero documentato una situazione agghiacciante: gli inquirenti parlano di ben trentadue violenze sessuali registrate nell’arco di soli quarantacinque giorni.

I racconti delle vittime, ora confluiti nel fascicolo della Procura, ripercorrono anni di presunti soprusi sistematici avallati da una posizione di intoccabilità. Alcune testimonianze documentano episodi risalenti addirittura al 2015, delineando un comportamento predatorio reiterato nel tempo. Una delle professioniste ha raccontato di essere stata chiusa a chiave in un ufficio, spinta con forza e aggredita, mentre il racconto ancora più drammatico di un’infermiera svela un incubo durato circa dieci anni, fatto di costrizioni e rapporti sessuali non consensuali subiti sul luogo di lavoro. Ad aggravare ulteriormente la posizione del medico si aggiungono le pesanti intimidazioni, come esplicite minacce di ritorsioni professionali, volte a terrorizzare le donne e a garantirsi l’impunità.

L’Azienda Usl di Piacenza ha già preso provvedimenti disciplinari netti, rescindendo il contratto del professionista in seguito agli arresti domiciliari scattati nei mesi scorsi. Ora l’indagato avrà venti giorni per presentare le proprie memorie difensive prima che i magistrati decidano sull’eventuale rinvio a giudizio. Questa indagine rappresenta oggi un monito severo per tutte le istituzioni: dimostra in modo inequivocabile quanto sia fondamentale creare reti di supporto aziendali solide per smantellare quelle dinamiche di potere tossico che permettono alla violenza di prosperare proprio nei luoghi in cui le donne dovrebbero essere tutelate e valorizzate.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/25/primario-arrestato-per-abusi-sulle-pazienti-concluse-le-indagini_fca4d2d9-1711-4a7f-b51c-acbb4869e138.html