Caso Balenciaga: quando una survey sul clima aziendale fa emergere molestie e discriminazioni
a cura di Dhebora Mirabelli – Fondatrice dell’Osservatorio Digitale contro molestie e violenze nei luoghi di lavoro – 6Libera.org
Non sempre tutto parte da una denuncia.
Non è stata una denuncia formale a far emergere immediatamente il caso. È questo uno degli aspetti più interessanti, dal punto di vista della prevenzione, della vicenda che ha coinvolto un manager di Balenciaga nello stabilimento di Scandicci.
Il caso, arrivato davanti al Tribunale del Lavoro di Firenze, si è concluso con la conferma della legittimità del licenziamento del manager. Ma prima della decisione giudiziaria c’è un passaggio che merita particolare attenzione: il modo in cui l’organizzazione è riuscita a intercettare ciò che stava accadendo al proprio interno.
Secondo quanto ricostruito dalla stampa, alcune segnalazioni anonime e soprattutto i risultati di una listening survey sul clima aziendale avevano fatto emergere un’anomalia nel reparto diretto dal manager: un punteggio particolarmente basso rispetto alla percezione dell’assenza di discriminazioni.
Un dato che avrebbe potuto rimanere semplicemente una percentuale all’interno di un report aziendale.
Invece è diventato una domanda: perché quelle lavoratrici stavano esprimendo un disagio così significativo?
Dal dato all’ascolto
L’azienda decide di approfondire.
Ed è qui che il caso assume un particolare interesse per chi si occupa di prevenzione delle molestie e delle discriminazioni nei luoghi di lavoro.
Durante un primo confronto collettivo, infatti, le lavoratrici avrebbero mostrato difficoltà e reticenza nel parlare apertamente della situazione.
Un comportamento che non dovrebbe sorprendere.
Quando la persona coinvolta occupa una posizione gerarchicamente superiore, raccontare un comportamento inappropriato può significare esporsi professionalmente, temere conseguenze, mettere in discussione rapporti di potere consolidati o semplicemente dover verbalizzare esperienze vissute con disagio.
La mancanza di una denuncia immediata, quindi, non significa necessariamente assenza di un problema.
Le Risorse Umane hanno successivamente scelto di incontrare individualmente le lavoratrici, in colloqui riservati e senza la presenza dei loro responsabili.
È in questo spazio di ascolto che il quadro avrebbe iniziato a delinearsi con maggiore chiarezza.
Diciotto condotte contestate
L’approfondimento interno ha portato alla contestazione di 18 condotte riferite al periodo compreso tra il 2021 e il 2023.
Secondo quanto riportato dalle cronache, le testimonianze descrivevano comportamenti a sfondo sessuale, contatti fisici indesiderati, commenti sull’aspetto e sul peso delle lavoratrici, espressioni discriminatorie e atteggiamenti considerati umilianti.
Il 27 novembre 2023 Balenciaga ha quindi licenziato il manager.
L’uomo ha contestato il provvedimento davanti al giudice del lavoro.
Nel procedimento giudiziario sono state ascoltate anche diverse lavoratrici e il Tribunale di Firenze ha infine respinto il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento.
Il punto non è soltanto il licenziamento
La conclusione giudiziaria è certamente importante.
Dal punto di vista dell’Osservatorio 6Libera, tuttavia, questa vicenda permette di osservare qualcosa che viene prima della sanzione: la capacità di un’organizzazione di riconoscere un segnale debole e decidere di approfondirlo.
Una survey sul clima aziendale non accerta una molestia.
Un punteggio negativo non dimostra una discriminazione.
E una segnalazione anonima deve essere verificata.
Ma questi strumenti possono indicare che esiste un problema che merita attenzione.
La differenza, allora, può essere determinata da ciò che l’organizzazione decide di fare dopo.
Nel caso Balenciaga, secondo la ricostruzione giornalistica, al dato negativo della survey è seguito un percorso di approfondimento che ha progressivamente creato condizioni più favorevoli all’emersione delle testimonianze.
Dal dato all’ascolto. Dall’ascolto alla verifica. Dalla verifica all’intervento.
È questa sequenza a rendere il caso particolarmente interessante sul piano della prevenzione.
Perché le persone non segnalano subito?
Uno degli errori più frequenti quando si affrontano molestie e discriminazioni consiste nel domandarsi: perché non lo ha detto prima?
La domanda più utile per un’organizzazione potrebbe essere un’altra:
quali condizioni dobbiamo creare affinché una persona si senta sufficientemente sicura da parlare?
La presenza di una relazione gerarchica può incidere profondamente sulla libertà percepita di segnalare.
Possono entrare in gioco il timore di ripercussioni sulla carriera, la paura di non essere creduti, l’incertezza su ciò che accadrà dopo la segnalazione, la normalizzazione di determinati comportamenti o il timore di essere identificati come “problematici”.
Per questo un sistema di prevenzione non può dipendere esclusivamente dall’iniziativa individuale della persona che subisce una condotta.
Le survey possono diventare strumenti di prevenzione
Il caso offre quindi uno spunto più generale.
Le indagini sul clima aziendale vengono spesso utilizzate per misurare engagement, soddisfazione, leadership o benessere organizzativo.
Ma, se progettate correttamente e soprattutto se i risultati vengono realmente analizzati, possono rappresentare anche sensori organizzativi.
Differenze significative tra reparti, risultati anomali, peggioramenti improvvisi o risposte particolarmente negative su rispetto, inclusione, discriminazioni e sicurezza psicologica possono suggerire la necessità di approfondimenti.
Naturalmente il dato quantitativo, da solo, non basta.
Occorrono procedure che consentano di passare dal dato all’ascolto: colloqui riservati, professionalità adeguate, tutela della riservatezza, canali di segnalazione realmente accessibili e modalità di verifica rispettose sia di chi segnala sia delle persone coinvolte.
Non basta avere un canale di segnalazione
La vicenda invita anche a superare una concezione meramente formale della prevenzione.
Un’organizzazione può avere policy, codici etici, procedure e piattaforme di segnalazione e continuare, tuttavia, a non intercettare ciò che accade realmente.
La domanda non è soltanto:
“Abbiamo un canale per segnalare?”
Ma anche:
“Le persone si fidano abbastanza da utilizzarlo?”
E ancora: l’organizzazione è capace di cogliere anche quei segnali che emergono altrove — nelle survey, nei colloqui di uscita, nell’assenteismo, nel turnover, nelle richieste di trasferimento, nei conflitti ricorrenti o in altre informazioni sul clima organizzativo?
La prevenzione efficace richiede una pluralità di antenne.
Il valore del caso per l’Osservatorio 6Libera
Il caso Balenciaga non deve essere letto come dimostrazione che una survey sia sufficiente per prevenire le molestie.
Mostra piuttosto qualcosa di diverso e più importante: gli strumenti funzionano quando diventano parte di un sistema capace di ascoltare, collegare le informazioni e intervenire.
La prevenzione delle molestie e delle discriminazioni non può iniziare soltanto quando arriva una denuncia formale.
Può iniziare molto prima.
Da una risposta anonima.
Da un risultato anomalo.
Da un disagio che emerge durante un colloquio.
Da persone che, in un contesto collettivo, non riescono ancora a parlare.
Il compito di un’organizzazione responsabile è fare in modo che questi segnali non rimangano invisibili.
Perché spesso prima della denuncia c’è già qualcosa che l’organizzazione può imparare ad ascoltare.
Osservatorio 6Libera – analisi e monitoraggio dei fenomeni di violenza, molestia e discriminazione nei luoghi di lavoro.
Fonti: ricostruzioni della stampa relative al procedimento davanti al Tribunale del Lavoro di Firenze e al caso Balenciaga, tra cui Il Messaggero e Corriere Fiorentino. I dettagli relativi all’indagine interna sono riportati secondo le ricostruzioni giornalistiche disponibili.










