Parità salariale e trasparenza retributiva, in arrivo le nuove regole
a cura di Rosanna Laplaca
Con l’approvazione dello schema di decreto legislativo, il Consiglio dei Ministri del 5 febbraio 2026 avvia l’iter per il recepimento della Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023, che mira a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, tramite la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione per rendere più visibili le disparità salariali e garantire che lavoratori e lavoratrici e sindacati abbiano accesso a informazioni sui livelli retributivi applicati in azienda.
L’obiettivo è garantire che la retribuzione sia basata su criteri obiettivi e neutrali, in un quadro europeo in cui la differenza retributiva tra lavoratori e lavoratrici è elevata.
L’Italia ha in parte anticipato i contenuti della Direttiva con la legge n. 162 del 3 novembre 2021, specificando una vasta gamma di fattori che possono condurre a discriminazione indiretta, includendo “ogni trattamento o modifica dell’organizzazione delle condizioni e dei tempi di lavoro che, in ragione del sesso, dell’età anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonché di maternità o paternità […] pone o può porre il lavoratore […] in posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri lavoratori”.
Con la nuova Direttiva europea, il cui iter di recepimento dovrà concludersi entro il prossimo 7 giugno, si amplia ulteriormente il concetto di discriminazione con l’introduzione del divieto di “discriminazione intersezionale”, riferito al fatto che eventuale discriminazione retributiva basata sul genere potrebbe “implicare un’intersezione di vari assi di discriminazione o disuguaglianza qualora il lavoratore appartenga a uno o più gruppi protetti contro la discriminazione fondata sul sesso, da un lato, e la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale […]dall’altro.”
Si include, dunque, per la prima volta in un quadro normativo europeo il divieto alla discriminazione multipla e intersezionale, che tiene conto di quel possibile intreccio di discriminazioni che non possono essere trattate indipendentemente l’una dall’altra e di cui dovranno tener conto sia la legge italiana sia la contrattazione.
Un divario di genere non giustificato che sia pari o superiore al 5% comporta per il datore di lavoro l’avvio di una valutazione congiunta con le rappresentanze dei lavoratori e l’Ispettorato del Lavoro per identificare le misure correttive.
Durante l’iter parlamentare già avviato e ulteriore momenti di confronto con le parti sociali, il testo potrà accrescere le misure di promozione del valore di lavoratori e lavoratrici in un’ottica di implementazione di luoghi di lavoro sempre più inclusivi.










